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Le donne nell’ICT, a che punto siamo?

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Le donne nell’ICT, una risorsa ancora poco sfruttata

Ogni quarto giovedì di aprile di ogni anno (quest’anno il 24) si celebra la Giornata Internazionale delle Donne nell’ICT, o Girls in ICT Day. Se si è arrivati ad avere bisogno di istituire una Giornata Mondiale per sensibilizzare sull’argomento, è perché il mondo dell’informatica non considera ancora le donne come una risorsa fondamentale, relegandole quasi sempre ai margini. Le iniziative organizzate nell’ambito di questa Giornata si rivolgono sia alle donne che non sanno ancora che percorso di studi intraprendere per incoraggiarle a scegliere degli studi nell’ambito, sia agli imprenditori e operatori del settore per spingerli a considerare anche le donne nelle assunzioni.

Quest’anno, per forza di cose, le celebrazioni e le iniziative saranno sottotono o in numero molto minore, ma non per questo possiamo dimenticarci di un tema che è sempre più sentito e che vede l’Italia triste fanalino di coda in tutte le graduatorie in merito. Le donne ai vertici delle aziende ICT sono sempre troppo poche, ancora meno quelle che scelgono e completano degli studi in ambito tecnologico. Vuoi per mancanza reale di stimoli, vuoi per retaggio culturale, questo tipo di professioni sono ancora viste come un’esclusiva maschile e come tali trattate, con le donne relegate a posizioni subalterne anche quando molto più capaci dei colleghi uomini.

I numeri del gender gap

Il gender gap in ICT esiste e i suoi numeri sono molto pesanti. Uno studio dell’European Institute for Gender Equality ci dice che su un totale di 8 milioni di persone occupate nel settore informatico, solo il 17% sono donne, considerando la sola Europa. Un numero evidentemente ancora troppo basso e ben lontano dall’uguaglianza di genere che bisognerebbe raggiungere.

Parlando degli studi, il numero di uomini con titoli di studio superiori o universitari in ambito ICT supera di 4 o 5 volte quello delle donne. Una questione pratica, forse, dal momento che sia lo studio che la carriera in ICT presentano lunghe gavette a volte incompatibili con i ruoli genitoriali che inevitabilmente ancora ricadono per la maggior parte sulle spalle delle donne, ma la colpa è anche di una società che non riesce a valorizzare e a incoraggiare le attitudini delle ragazze che scelgono questi percorsi, con conseguente abbandono o cambio in corsa.

La situazione in Italia

Secondo il Women in Digital Scoreboard 2019, l’Italia è indietro rispetto alla media europea. Solo il 15% dei lavoratori ICT sono donne, per lo più posizionate nella fascia d’età 16-24 anni. Andando a fondo, si scopre che le donne italiane sono indietro praticamente in tutti gli aspetti presi in esame: solo il 41% di loro usa l’home banking, per esempio, contro una media del 63% europea. Il 38% è in grado di usare gli strumenti elettronici della pubblica amministrazione, contro il 64% del resto d’Europa. Il 21% delle donne italiane dichiara di non aver mai usato internet, mentre la percentuale europea è solo del 12%. Una fotografia impietosa che mette il nostro paese al quartultimo posto nella zona UE: peggio di noi solo Albania, Romania e Bulgaria.

Una tragedia? Beh sicuramente non è tutto rose e fiori. Molto deve essere ancora fatto in termini di educazione e orientamento scolastici. Le ragazze devono essere incoraggiate a scegliere degli studi in ambito informatico se sentono di essere portate, perchè aumentando il numero delle donne impiegate nel settore il balzo in avanti del PIL sarebbe garantito.

Invertire la tendenza in Italia è possibile: pensiamo ad esempio a Elisabetta Ripa, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Open Fiber, una donna eccezionale con un curriculum invidiabile che ha saputo farsi strada in un mondo non facile fino a diventare l’unica presenza rosa in un board tutto maschile fatto dai migliori nomi delle telecomunicazioni italiani e internazionali

Elisabetta Ripa
Elisabetta Ripa (foto openfiber.it)

Buone notizie ce ne sono? Una sicuramente sì: l’Itis Leonardo da Vinci di Parma, grazie all’attenzione posta nella gestione della didattica e nel coinvolgimento delle aziende del territorio alle attività scolastiche, ha raddoppiato i propri iscritti femminili nei percorsi di formazione informatica.

L’augurio di Uniontel (dove la presenza femminile è forte, per fortuna) è che sempre più donne e ragazze sappiano trovare la loro strada in un mondo sì difficile, ma ricco di soddisfazioni.