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Buon compleanno Pac Man!

Pac Man, 40 e non sentirli affatto

Era il 22 maggio 1980 quando in Giappone usciva la primissima versione di un videogioco destinato a diventare icona e leggenda: grazie all’intuizione di Toru Iwatani e della Namco, nasceva Pac Man. Impossibile trovare qualcuno al mondo che non ci abbia giocato almeno una volta: previsto inizialmente come cabinato arcade per sale giochi e poi sbarcato praticamente su ogni modello di console, computer e smartphone esistenti, Pac Man è un gioco tanto famoso quanto semplice. Il protagonista è appunto Pac Man, una palla con occhi e bocca che si muove in una stanza-labirinto mangiando i puntini disposti lungo il percorso e, ogni tanto, anche dei fruttini bonus che appaiono per un tempo limitato. Deve però stare attento ai nemici, ovvero quattro fantasmi che a loro volta lo inseguono per mangiarselo: Pac Man può scegliere di scappare oppure di mangiare anche loro, ma solo dopo aver preso una pillola speciale che li rende vulnerabili e fifoni. Il livello termina quando Pac Man ha mangiato tutti i puntini e si passa al successivo, uguale al primo. Semplice, eppure geniale.

Pac Man nella cultura popolare

L’impatto di Pac Man nella cultura popolare è stato devastante. All’inizio degli anni ’80 il business dei videogiochi faticava a uscire dai confini orientali e a imporsi in occidente, anche perché i personaggi e le storie fino ad allora inventate erano troppo radicate con le storie e le tradizioni popolari in Giappone per essere comprese e abbracciate anche in America e in Europa. Una relativa arretratezza tecnologica dell’Occidente, almeno a livello di elettronica di consumo in paragone con il Giappone, faceva il resto. Pac Man ebbe il merito di essere un personaggio “universale”: non si identificava in nessuna cultura, non rappresentava nulla se non sè stesso, non portava nessun messaggio, Pac Man voleva solo mangiare puntini e scappare dai fantasmi. Fu proprio questa semplicità ad aiutarlo a conquistare prima le sale giochi e poi le case di tutto il mondo: il suo schema di gioco semplicissimo poteva essere eseguito anche dai sistemi di gioco poco potenti, facendo sì che esistesse una versione di Pac Man per ogni console e sistema possibile. Una sorte simile capiterà qualche anno dopo a un altro superclassico, Tetris.

Pac Man è entrato nel Guinness dei Primati nel 2010, a 30 anni dalla sua nascita. Il suo papà Toru Iwatani ha ritirato il riconoscimento come videogioco arcade più installato di sempre: 293 822 cabinati in tutto il mondo. Incalcolabili anche le versioni “alternative” basate sullo stesso gameplay nate nel corso degli anni, si stimano in circa un centinaio ma potrebbero essere anche di più.

Bug e curiosità

Come molti videogiochi della sua epoca, anche Pac Man non era esente da difetti. Le risorse limitate delle macchine su cui girava e la giovane età e inesperienza degli sviluppatori portavano alla presenza di bug in alcuni casi diventati quasi più famosi del videogiochi in sè. Nel caso di Pac Man, è celebre la questione dei livelli e del punteggio: essendo, come abbiamo detto, lo schema dei livelli sempre uguale a sè stesso, in teoria il gioco potrebbe proseguire all’infinito con l’abilità del giocatore come unico limite. Invece, l’ultimo livello possibile è il 256esimo dal momento che un bug fa sì che lo schermo si riempia per metà di simboli casuali coprendo il labirinto e il gioco e diventi quindi impossibile proseguire. Ne consegue che il massimo punteggio raggiungibile sia 3 333 360 punti (il cosiddetto “perfect score”), ponendo che il giocatore sia in grado di mangiare tutti i puntini e tutti i fruttini di ogni livello, uccidendo sempre tutti i fantasmini nella sequenza che consenta di ottenere il massimo dei punti. Esistono però teorie secondo le quali imparando perfettamente a memoria lo schema del gioco si sarebbe potuto essere in grado di giocarlo nonostante la metà schermo piena di simboli del livello 256 e quindi andare oltre, ma non si era mai avuta prova che questo fosse mai realmente accaduto fino in tempi recenti, ovvero quando traslando il gioco su emulatori virtuali tipo il MAME si è eliminato il bug e si è visto cosa c’è dopo il livello 256: altri 255 livelli tutti uguali!

Ma perchè Pac Man ha proprio quella forma? Molto semplice: si dice che l’ispirazione venne a Iwatani durante una cena con amici, quando al centro del tavolo si trovava un cartone con dentro una pizza a cui qualcuno aveva tagliato via uno spicchio. Inizialmente si chiamava Puckman, parola che doveva ricordare il termine giapponese pakupaku, ovvero “chiudere e aprire la bocca”. Fu cambiato in Pac Man in vista del lancio internazionale, perchè Puckman poteva prestarsi a facili assonanze in inglese con…fuckman.

Vi è venuta nostalgia e volete dedicare qualche minuto della vostra giornata alla celebrazione della ricorrenza rincorrendo fantasmi pestiferi e mangiucchiando ciliegine e fragole? In Rete esistono centinaia di siti che propongono versioni in flash di Pac Man, giocabili direttamente in browser senza installare alcun programma. Esistono ovviamente le app per Android e Iphone e anche il Google Doodle che Mountain View dedicò a Pac Man in occasione del suo trentesimo compleanno è giocabile. Lo trovate qui.