Arginare il contagio con la tecnologia, arriva Immuni

Era stata annunciata per aprile, poi è slittata a maggio e infine è arrivata a giugno, accompagnata da grandi aspettative e inevitabili polemiche: parliamo di Immuni, l’app di contact tracing che nelle intenzioni del Governo dovrebbe aiutare a limitare le occasioni di contagio da coronavirus e rendere le persone più consapevoli e attente.

Realizzata da Bending Spoons, un team di quattro giovani italiani (più un olandese) che dal 2014 è leader nel mercato europeo delle app informatiche, Immuni è molto semplice sia nell’interfaccia che nel funzionamento: installandola e tenendo il bluetooth attivo, dovrebbe avvisare con una notifica gli eventuali contatti avuti con persone affette da coronavirus, in modo da poter eventualmente ricorrere alle cure mediche o all’autoisolamento.

Come funziona Immuni

Al momento in cui scriviamo, Immuni è disponibile per il download sia su Google Play per i terminali Android che su App Store per gli Iphone, ma sarà attiva e funzionante da lunedì 8 giugno in via sperimentale solo in quattro regioni: Puglia, Liguria, Abruzzo e Marche. La sperimentazione dovrebbe però durare poco, appena una settimana, per poi estendere il funzionamento a tutto il territorio nazionale. Al momento del download, Immuni non richiede nessuna informazione se non la regione e la provincia in cui ci si trova: nessun dato personale quindi, niente nomi o altre informazioni sensibili. Il funzionamento è abbastanza semplice. Immuni genera dei codici alfanumerici che si scambia con le altre app che trova nelle vicinanze. Nel momento in cui una persona è positiva al coronavirus e decide (attenzione! Volontariamente!) di comunicarlo all’app, questa recupererà tutti i codici scambiati con le altre app con cui è entrata in prossimità e invierà una notifica che informerà dell’avvenuto contatto con una persona positiva. I codici contengono informazioni su data, ora e vicinanza dei dispositivi: questo aiuta a capire chi riceve una notifica di contatto a valutare di che tipo di contatto si sia trattato (se ravvicinato o meno, se la persona fosse o no contagiosa) e procedere quindi di conseguenza. Ogni notifica di contatto con un positivo sarà comunque accompagnata da una serie di raccomandazioni e di indicazioni direttamente dall’Istituto Superiore di Sanità.

Speranze e polemiche

Il Governo, nel raccomandare fortemente l’uso di Immuni, ha comunicato che l’app potrebbe risultare efficace nel tracciamento dei contagi se venisse utilizzata da almeno il 70% della popolazione. Un numero importante, che deve scontrarsi con delle limitazioni di tipo tecnico e con una certa comprensibile diffidenza da parte di chi si chiede che fine facciano i dati che l’app raccoglie, necessari al suo funzionamento. Le limitazioni di tipo tecnico sono legate essenzialmente all’obsolescenza dei dispositivi su cui Immuni si troverebbe a girare: per poterla far funzionare è richiesta l’ultimissima versione di IOS (la 13.5, rilasciata recentemente), mentre per Android si va da Marshmallow API 23 in avanti. Questo vuol dire che tutti coloro che posseggono un Iphone o un Android non recenti che non possono più aggiornarsi non potranno utilizzare Immuni. Nelle ultime ore, anche i possessori di dispositivi Huawei e Honor hanno avuto la sgradita sorpresa di non poter scaricare l’app (anche per gli ultimissimi terminali usciti), in quanto le impostazioni di risparmio energetico di questo produttore sarebbero incompatibili con i requisiti di funzionamento di Immuni. Sembra però che Google sia già al lavoro per fixare la problematica.

Nonostante questo, Immuni si è guadagnata il titolo di app più scaricata nelle sue prime 24 ore di vita. Il numero totale dei download si aggira sul mezzo milione e supera addirittura le app più popolari come Whatsapp, Instagram e Tik Tok. Inevitabili anche le polemiche che hanno accompagnato il lancio di questo strumento: quelle più comprensibili riguardano le riserve sulla privacy. Se è vero, infatti, che sull’app non transitano né nomi né indirizzi in chiaro, è altrettanto vero che nei codici che l’app si scambia per funzionare è scritto praticamente tutto quello che serve per identificare il dispositivo e la sua posizione. Aggiungendo poi le info relative alla positività al virus, vengono coinvolti anche i dati sanitari che sono i più sensibili di tutti. Nonostante il pronunciamento totalmente favorevole del Garante della Privacy, alcune perplessità restano. Successivamente alla pubblicazione dell’app e alla scoperta della sua grafica (gradevole e accattivante, in ogni caso), la nuova polemica ha coinvolto le icone utilizzate per illustrare le funzioni: erano raffigurate una donna con un bambino in braccio e un uomo intento a lavorare al pc. Una situazione troppo sessista, per alcuni, che ha portato a proteste tanto veementi che gli sviluppatori sono stati costretti a cambiare le illustrazioni.

È ancora presto per dire se Immuni aiuterà veramente ad arginare la diffusione del coronavirus, soprattutto perché il suo utilizzo è totalmente volontario e affidato al buonsenso degli utenti. Quello che a noi sembra straordinario è però che persino una macchina lenta e poco avvezza alla tecnologia come lo Stato italiano abbia, finalmente, riconosciuto alla tecnologia un ruolo di primo piano in questa battaglia che stiamo combattendo da mesi.

Per ogni informazione riguardo Immuni, vi rimandiamo al sito ufficiale.