Quante volte vi è capitato che un qualsiasi oggetto elettronico si sia rotto pochi giorni dopo la scadenza della garanzia? E quante volte vi è successo che sia risultato più conveniente comprare un nuovo prodotto anziché ripararlo?

Avete notato che i vecchi elettrodomestici erano costruiti per durare e prima che si rompessero passavano anche decenni? Se avete risposto “si” ad almeno una di queste tre domande siete incappati anche voi nell’obsolescenza programmata. Questa parolona definisce un fenomeno sempre più frequente dagli anni ’90 in poi, ovvero da quando l’elettronica “di consumo” è entrata prepotentemente nelle nostre case e nelle nostre vite, complice anche il notevole abbassamento dei prezzi e la tecnologia sempre più accattivante. No, non è una vostra impressione: è vero che gli oggetti oggi sono molto più fragili e si rompono molto più facilmente ed è altrettanto vero che conviene più acquistarne di nuovi anziché ripararli. Per quali motivi? E quali sono le implicazioni?

Quando le cose si potevano aggiustare

Il ragionamento è abbastanza logico: un oggetto si rompe e per prima cosa si pensa a cercare qualcuno che possa aggiustarlo. Tantissimi mestieri sono nati in seguito a queste esigenze, pensiamo agli orologiai, ai meccanici, ai calzolai, agli elettricisti. Ognuno di questi artigiani rispondeva all’esigenza di porre rimedio a incidenti, rotture e guasti, non di rado migliorando l’oggetto iniziale con l’aggiunta di estro e idee personali. Da un po’ di tempo a questa parte, però, questi mestieri sono spariti o si sono dovuti evolvere in altro per non soccombere. Forse perché gli oggetti non si rompono più? Tutt’altro, si rompono come e più di prima! Semplicemente, non conviene più ripararli. Prendiamo ad esempio un cellulare: le linee di produzione che realizzano gli apparecchi dovrebbero anche poter realizzare e vendere i singoli componenti “sfusi” che servirebbero per le riparazioni. Questo non è sempre possibile per più ragioni, tra le quali i contratti di esclusiva che i produttori stipulano con le grandi case madre. Apple, ad esempio, non consente che le linee che producono i pezzi degli Iphone possano commercializzare i singoli pezzi al di fuori, ovviamente per proteggere il suo prodotto di punta dalle contraffazioni e dalle imitazioni. Se non è possibile reperire dei ricambi, come è possibile aggiustare un Iphone che si rompe? Molto spesso non è possibile: ecco perché la tanto lodata assistenza Apple preferisce ricorrere alla sostituzione integrale del terminale anche in caso di guasti minimi. I negozi che effettuano riparazioni ricorrono a componentistica non originale oppure ai pezzi recuperati da apparecchi lasciati in permuta o acquistati sul mercato dell’usato. In alcuni casi, sommando il costo della manodopera, la difficoltà di reperire i ricambi e il personale qualificato a lavorarci su e il rischio che dopo la riparazione il terminale continui ad avere malfunzionamenti, si giunge a una rapida conclusione: riparare non conviene, meglio comprare il nuovo. Abbiamo preso come esempio un Iphone, ma questo vale per tutti i telefonini e per i prodotti elettronici che abbiamo in casa (lavatrici, lavastoviglie, aspirapolvere, ecc ecc). Non dimentichiamo che i prodotti elettronici di adesso sono infinitamente più sofisticati di quelli di dieci-quindici anni fa e di conseguenza trovare qualcuno che sia in grado di ripararli non è affatto cosa semplice.

Quella garanzia “magica”

Il termine legale della garanzia in Europa è di 24 mesi. All’interno di questo periodo, qualsiasi prodotto che presenti dei difetti di fabbricazione deve essere sostituito dal produttore oppure riparato gratuitamente. Ecco però che si assiste a un fenomeno strano: trascorso poco tempo dal 24esimo mese, l’oggetto si rompe o inizia a funzionare meno bene di prima, facendoci ricadere nella trappola della riparazione (stavolta a nostre spese) non conveniente, come dicevamo prima. I prodotti hanno per caso un timer al loro interno? No, molto semplicemente vengono costruiti con materiali la cui vita media è, più o meno, 2-3 anni a seconda di come poi vengono tenuti. L’impoverimento della qualità dei materiali è un tema molto dibattuto, ma del resto è anche grazie a questo che l’elettronica ha subito quell’abbassamento del prezzo tale da renderla disponibile anche a fasce di popolazione che solo fino a pochi anni fa si sarebbero solo potute sognare di possedere, ad esempio, un computer o uno smartphone. Non possiamo farci nulla: se vogliamo che un telefono che costa anche meno di 100 euro abbia delle performance accettabili tali da giustificarne l’acquisto, dobbiamo accettare che la componentistica al suo interno non possa essere paragonabile a quella dei modelli che nel prezzo hanno uno zero in più. Si spiega così il termine “obsolescenza programmata”: “obsolescenza” nel senso di diventare obsoleto, vecchio, superato. “Programmata” nel senso che l’oggetto è proprio pensato e prodotto per durare un determinato lasso di tempo, dopo di che va sostituito.

Le conseguenze dell’obsolescenza programmata

L’obsolescenza programmata non è solo riferita alla parte hardware (nel senso di rotture o guasti fisici), ma può riguardare anche la parte software. Viviamo ormai in un mondo iperconnesso: tanti degli oggetti e strumenti che utilizziamo funzionano connessi ad internet e per questo è assolutamente necessario che siano sempre aggiornati con i protocolli più recenti. Non si tratta solo di avere a bordo la feature più bella o l’emoticon più divertente: gli aggiornamenti dei produttori contengono le patch di sicurezza necessarie affinché il prodotto sia sempre protetto dalle intrusioni esterne che potrebbero danneggiarlo o rubare i dati contenuti al suo interno. In genere, i produttori (Apple esclusa, che ha una politica di aggiornamenti più ampia rispetto ai concorrenti) inviano gli aggiornamenti per un tempo intorno ai due anni, raramente arrivano a tre: dopodiché smettono, per dedicare tempo e risorse allo sviluppo del nuovo, piuttosto che tenere in vita ciò che per loro è già vecchio. Cosa succede? Che prodotti che comunque funzionano ancora cominciano a non poter più installare o far girare alcune app, ad esempio, o si hanno problemi di compatibilità con accessori acquistati successivamente, oppure si beccano virus mai presi prima. In questo caso l’obsolescenza è programmata, ma da chi produce l’apparecchio: sono loro che decidono che è il momento che quell’apparecchio deve morire. I telefoni e i pc diventano lenti, le batterie non durano più, le app non funzionano, non è possibile eseguire alcuni programmi, questi sono solo alcuni dei sintomi dell’obsolescenza programmata. Il prodotto è di fatto funzionante, ma le sue prestazioni crollano.

Danno economico e rischio ecologico

Il percepito del consumatore è, ovviamente, di non avere scelta. Nel momento in cui sta spendendo del denaro per acquistare un oggetto sa già che di lì a breve dovrà sostenere ancora delle spese. Gravi le conseguenze anche dal punto di vista ecologico, in termini di smaltimento di rifiuti speciali. I rifiuti elettronici vengono detti RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) e devono sottostare a precisi adempimenti di legge per essere conferiti e smaltiti, in quanto considerati pericolosi. Vi riportiamo un link dove tutto ciò è ben spiegato. L’obsolescenza programmata fa aumentare il conferimento di RAEE, con tutti i costi che questo implica. Ancora peggio quando i rifiuti elettronici vengono smaltiti insieme ai rifiuti normali o buttati via senza criterio: essendo altamente inquinanti, sono delle vere e proprie bombe ecologiche.

L’obsolescenza programmata è una conseguenza dello stile di vita sempre più veloce, smart, connesso e moderno che da qualche anno abbiamo imparato a fare nostro. Continuando a consumare elettronica con la voracità attuale la situazione non è destinata a migliorare, anzi. I produttori hanno anche iniziato ad abusare di questo concetto, accorciando la vita dei prodotti ben al di sotto di una soglia considerata minima andando anche incontro a delle sanzioni come quella comminata ad Apple nel 2018. I consumatori, dal loro canto, hanno iniziato ad intraprendere delle class action. Per difendersi dall’obsolescenza programmata non ci si può fare molto, essere però consapevoli dell’esistenza del fenomeno può aiutare al momento di fare delle considerazioni in merito a nuovi acquisti elettronici più o meno essenziali.

Per approfondire il tema, vi lasciamo un video di hdblog.it