La normativa per lo smaltimento dei rifiuti elettronici (RAEE)

RAEE è l’acronimo di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche e le nostre case e aziende ne sono sempre più piene: si tratta di tutti quegli apparecchi che, arrivati a fine vita, rotti oppure obsoleti necessitano di essere buttati via.

I RAEE sono dei rifiuti altamente inquinanti, al punto da avere una normativa dedicata per quanto riguarda il loro smaltimento che potete consultare a questo link.

I RAEE devono essere preferibilmente ritirati dal rivenditore dal quale si acquista il nuovo (rivenditore che poi provvederà al loro corretto smaltimento), ma questo non è sempre possibile innanzitutto perché non è detto che ci sia un acquisto di prodotti nuovi contestualmente allo smaltimento del vecchio e poi perché il rivenditore può richiedere dei costi per il ritiro specie in caso di prodotti ingombranti o pesanti. Se per un qualsiasi motivo non è possibile fare in modo che dello smaltimento se ne occupi il punto vendita, allora bisogna attrezzarsi autonomamente: i RAEE vanno conferiti all’interno delle isole ecologiche che ormai sono presenti in maniera capillare sul territorio, oppure è necessaria una prenotazione di un ritiro a domicilio da effettuarsi con l’azienda che si occupa del normale ritiro dei rifiuti. Quest’ultima operazione potrebbe rivelarsi non agevole dal momento che ogni azienda ha le sue regole e i suoi giorni di ritiro, per cui è necessario essere previdenti e prepararsi ad un appuntamento che può anche essere di molto differito nel tempo e armarsi di una buona dose di pazienza.

Il rischio ambientale dello smartworking

Sull’esistenza di una connessione tra il massivo ricorso allo smartworking di questi ultimi mesi e un possibile problema ecologico si è pronunciato il Senato di Francia con un apposito studio i cui risultati sono molto interessanti e lasciano spazio a precise riflessioni. L’inizio della pandemia che ha costretto le aziende a far lavorare i propri dipendenti da casa è coinciso con un’impennata di richiesta di nuova elettronica, specie prodotti di informatica di consumo come pc, monitor, stampanti, tablet e smartphone. Da una parte ci sono stati coloro i quali hanno dovuto comprare (o far comprare all’azienda) l’intera attrezzatura per lavorare da casa perché sprovvisti, mentre dall’altra (e pare sia la fetta più consistente) ci sono le aziende che hanno accelerato il rinnovo di tutto il loro parco macchine o perché quelle esistenti erano obsolete e inadatte alle connessioni remote o per dotare il dipendente di dispositivi nuovi fiammanti come benefit. Tutto ciò si è tradotto in un numero considerevolmente aumentato di RAEE da smaltire, in tanti casi anche prodotti comunque funzionanti e con qualche anno di vita ancora da sfruttare che sono stati avviati ad una rottamazione “forzata” (se conoscete il francese, qui il documento). Il punto è che se la responsabilità del cittadino si esaurisce nel corretto conferimento del RAEE in disuso, la filiera del suo smaltimento inizia proprio quando per il cittadino finisce, ovvero una volta arrivato nel luogo in cui dovrebbe venire adeguatamente riciclato. Se non vengono seguite le corrette (e costose) procedure il rischio è quello di costituire vere e proprie “bombe” ecologiche di materiali altamente inquinanti come ad esempio le batterie dei dispositivi, costituite da metalli pesanti e pericolosi come piombo, cadmio e litio. Ve ne avevamo già accennato, quando abbiamo parlato dell’obsolescenza programmata.

Il “tesoretto” dei RAEE

Oltre al rischio ambientale c’è anche un altro aspetto che spesso viene sottovalutato quando si parla dei RAEE: le schede elettroniche che costituiscono il cuore di questi oggetti sono composte, tra le altre cose, anche di metalli preziosi. Si calcola che ogni anno, mondialmente, vadano “dispersi” circa 14 miliardi di dollari in oro, platino, argento e altri metalli nobili che non vengono riciclati e recuperati (il report è disponibile a questo link, in inglese). Questo accade soprattutto nelle economie in via di sviluppo dove non esistono ancora delle filiere di smaltimento avanzate al punto di poter recuperare i singoli componenti di un RAEE finito in discarica (quando ci finisce, perché bisogna poi considerare tutta quella parte che viene gettata via illegalmente).

Come comportarsi allora per essere sempre al passo con la tecnologia senza nuocere eccessivamente all’ambiente? Basta considerare che i RAEE costituiscono un “tesoretto” anche per la seconda vita che spesso possono vivere e che può diventare una soluzione per gli aggiornamenti forzati da smartworking. Se ancora funzionanti possono essere donati a parrocchie, enti o associazioni che si occuperanno di ripulirli e rimetterli in sesto per metterli a disposizione di chi ne avrebbe bisogno ma non se lo può permettere. Oltre ad evitare di generare quantità ingenti di rifiuti, in questo modo si fa anche indubbiamente del bene.