Già da ottobre dello scorso anno l’intera filiera del tech si sta preparando al debutto un nuovo modo di concepire il WiFi: il WiFi 6. Che cos’è di preciso il WiFi 6, ed è veramente avversario della tecnologia 5G? Facciamo chiarezza.

Si sono già spesi fiumi di inchiostro sull’arrivo del 5G (ne abbiamo parlato anche noi, sulle colonne di questo blog), per quanto nella realtà dei fatti il consumatore sia poco informato a riguardo: se da una parte la velocità di scambio dei dati e la solidità della connessione saranno implementati, d’altro canto il 5G non dà il meglio delle sue performance in ambienti chiusi, tanto che si pensa già di adottarlo prevalentemente nell’IOT industriale, nell’automazione e nell’automotive.

Il 5G è la tecnologia di nuova generazione che sostituirà il 4G LTE, offrendo velocità di trasmissione dati più elevate e offrendo la possibilità anche ad aziende di dimensioni ridotte e con capacità di investimento limitate (come la stragrande maggioranza delle aziende che fanno parte del tessuto imprenditoriale italiano) di accedere a servizi in cloud, di implementare sistemi di sicurezza e sorveglianza, di fare automazione e di integrare le proprie tecnologie alla rincorsa di quella produttività che ci vede, ormai da tempo, tra i fanalini di coda dei Paesi UE. La tecnologia 5G, eliminando di fatto l’intero problema delle reti cablate non avendone bisogno, supera a piedi pari il limite del cavo in rame e dei (costosi) lavori di ricablaggio come sta avvenendo, ad esempio, per la posa dei cavi in fibra, rendendo appetibile portare banda larga e stabile anche in aree del Paese a bassa densità abitativa: un’occasione, grazie anche alla ri-scoperta dello smartworking, per ripopolare parte dei borghi italiani che hanno subito un lento declino in corrispondenza alla crescità della densità abitativa delle città di medie e grandi dimensioni.

Il WiFi6, secondo il processo della WiFi Alliance che ha introdotto lo standard della comunicazione WiFi, appunto, non è solo un miglioramento della tecnologia esistente, ma un vero e proprio salto in avanti: considerando che ad oggi più di 13 miliardi di devices sono connessi al WiFi sostenendo oltre la metà del traffico internet a livello globale, la promessa di quadruplicare la velocità di trasmissione non renderà solo più efficiente il funzionamento di questi strumenti, ma libererà anche preziosa banda internet che potrà essere utilizzata ad altri scopi. Un sistema di questa velocità potrebbe dare la spinta finale all’affermarsi degli smart device, all’automazione di case e uffici e a definire, una volta per tutte, il concetto di “edificio intelligente”.

Ma come funziona, dal punto di vista tecnico? Immaginate di avere, nel vostro ufficio o nella vostra casa, una rete WiFi che ad oggi ha una sola corsia di traffico: più strumenti si collegano per ricevere e trasmettere dati, più questo traffico sarà congestionato, esattamente come succede con una banda internet non riservata quando il vostro vicino si mettere a scaricare film o a giocare online e improvvisamente vi sembra di andare molto più lenti sulla vostra connessione. Il nuovo WiFi6, oltre a essere compatibile con le attuali frequenze standard (2,4 GHz e 5 GHz) lo sarà anche con quelle future (1GHz e 6GHz). In soldoni, questo standard tecnologico può suddividere la corsia del traffico in sottocanali dedicati, fornendo più vie di comunicazione tra i nostri dispositivi e gli access point che distribuiscono il segnale, gestendo i flussi in modo che i dati in entrata e quelli in uscita abbiano dei percorsi dedicati, evitando quindi dei rallentamenti (oggi entrambi i flussi, in entrata e in uscita, viaggiano sulla stessa corsia). Questo standard si chiama MU-MIMO (Multi-User, Multiple Input, Multiple Output).

C’è anche un’altra novità: il WiFi6 raddoppia il numero di downstream e upstream, dando la possibilità di trasmettere contemporaneamente a un singolo dispositivo ben quattro flussi di dati in entrata e altrettanti in uscita, abbassando la latenza e migliorando la qualità del servizio in aree con molti dispositivi connessi, come teatri, stadi, stazioni, aeroporti, luoghi pubblici; il nome tecnico è Orthogonal Frequency Division Multiple Access. L’efficienza del WiFi6 contribuisce quindi anche a ridurre i costi di rete e dei dispositivi, aumentando la platea delle aziende che vogliono migliorare la loro connettività.

Cosa ci aspetta quindi, nel futuro? Di sicuro non una lotta tra WiFi6 e 5G per conquistare il mercato. Analizzandone le funzionalità, la diffusione e soprattutto le diversità nelle esigenze d’uso, non si può che concludere che l’integrazione delle due tecnologie ci porterà verso un mondo ancora più connesso e forse per certi versi più semplice, portando la connettività dove siamo noi e non spingendo le scelte imprenditoriali e di investimento solo nelle aree dove una buona connettività può essere garantita. Potremmo, forse, riscoprire anche la libertà di creare prodotti e servizi dove abbiamo le nostre radici, quel genio italico che tutti ci invidiano e che a volte ci dimentichiamo di avere.