Le radio e il giorno che le rese libere

Le cosiddette “radio libere” sono un fenomeno italiano nato negli anni ’70 che ha accompagnato più di 40 anni di storia del nostro Paese, facendo da colonna sonora e spesso da contraltare a tutti i grandi avvenimenti che hanno segnato questo tempo spesso burrascoso e non facile. Oggi sembra scontato accendere la radio e ascoltare mille voci, suoni, musiche, ma c’è stato un tempo in verità anche piuttosto recente in cui le cose non stavano proprio così e ogni pezzetto di etere accaparrato aveva il sapore di una vera e propria conquista.

Fino al 1974, le trasmissioni radiotelevisive erano monopolio esclusivo della RAI, l’azienda pubblica (non a caso RAI è l’acronimo di Radio Audizioni Italiane, nome che l’azienda mantenne dal 1944 al 1953 quando si passò alla “radiotelevisione”). Non esisteva un’alternativa ai programmi nazionali e non era possibile nemmeno crearsela dal momento che ai privati era vietato aprire delle stazioni radio. Tutto questo fino appunto al 1974 quando la Corte Costituzionale si pronunciò in favore delle radio private, purché via cavo e in ambito locale, dando di fatto il via alla corsa alle frequenze via etere che, anche se ancora formalmente vietate, rappresentavano il futuro. Il fiorire di emittenti che parlavano al pubblico locale intrattenendolo, interessandolo e soprattutto coinvolgendolo direttamente (cosa che la Radio Nazionale non faceva), portò poi il legislatore a un successivo pronunciamento, il 28 luglio 1976 (se siete curiosi, qui il testo della legge), che sanciva la totale libertà di trasmissione via etere ma sempre in ambito locale. Esattamente 44 anni fa come oggi nascevano le radio libere.

Dai mezzi di fortuna ai grandi network nazionali

Sfruttando la modulazione di frequenza (FM) e posizionandosi oltre i 100 MHz nello spazio lasciato libero dalla RAI, nacque una vera e propria galassia di radio libere e private che coprivano tutta una serie di argomenti che la Radio Nazionale non trattava, in primis gli approfondimenti politici locali e lo spazio per gli interventi dei telespettatori. I mezzi di trasmissione erano spesso di fortuna: si sfruttavano residuati di apparecchi militari o si mettevano insieme delle attrezzature con quello che ci si ritrovava in casa e le sedi di queste radio erano proprio le case o le soffitte dei loro ideatori, il che non faceva altro che aggiungere un fascino tutto “amatoriale” a quella che all’inizio era stata bollata come una semplice moda passeggera. Per bypassare il limite di non poter trasmettere al di fuori delle province (per quanto, a volte, i mezzi tecnici erano talmente ridotti da non riuscire a superare i confini del comune o addirittura qualche quartiere) nacquero i network, ovvero consorzi di tante radio che si univano con reti interne per trasmettere gli stessi programmi e allargare la propria copertura. Le radio libere sono considerate l’espressione di un genio tutto italiano che ha unito la voglia di comunicare alla necessità di usare l’ingegno per superare le limitazioni tecniche e burocratiche, inventando di fatto un media che prima non esisteva così come lo intendiamo oggi. Le radio libere lanciarono anche dei nuovi mestieri (come il deejay e il tecnico audio), oltre che innumerevoli personaggi dello spettacolo che hanno iniziato proprio solo sotto forma di “voce”.

radio libere
Vasco Rossi fu uno dei fondatori e speaker di Punto Radio, radio libera nata nel 1975 a Zocca (MO). Punto Radio è tutt’ora attiva e ha arruolato tra le sue fila Lorenzo, uno dei figli di Vasco.

Alle radio libere sono state dedicate anche diverse strade e piazze in tutta Italia e molto spesso sono state protagoniste, anche indirette, di fatti di cronaca. Non era raro, infatti, che le frequenze private venissero usate come veicolo di messaggi politici o sociali che poi diventavano scomodi o controversi. Impossibile non ricordare a questo proposito il giornalista antimafia Peppino Impastato, ucciso da Cosa Nostra nel 1978 a causa delle sue trasmissioni di denuncia sulla palermitana Radio Aut.

Sapete qual è la radio libera più longeva in Italia? Si tratta di Radio Parma, che ha iniziato le trasmissioni in via sperimentale a dicembre 1974 e poi ufficialmente il 1 gennaio 1975. Dai suoi microfoni nacque artisticamente Mauro Coruzzi e soprattutto il suo personaggio, l’inconfondibile Platinette.