Sulla base delle rilevazioni effettuate da Eurostat nel 2019 i giovani italiani sono al terzultimo posto a livello europeo per quanto riguarda le competenze digitali: solo il 65% possiede quantomeno quelle base, contro una media Ue dell’80%. Al primo posto la Croazia, dove la percentuale dei giovani dotati di queste skill sale addirittura al 97%, seguita da Estonia, Lituania e Olanda, tutte e tre con quote pari al 93%. L’Italia, oltre a risultare al di sotto della media europea, si deve accontentare del terzultimo posto, sopra soltanto a Romania (56%) e Bulgaria (58%). Uniontel ha scelto, già da diversi anni, di fare qualcosa di concreto per provare a invertire la tendenza, considerando che un gap così importante si traduce inevitabilmente in un ridotto appeal che i giovani italiani possono poi avere su un mercato del lavoro sempre più internazionale.

La creazione dell’unicorno: il neolaureato con esperienza

Ci siamo interrogati a lungo, sia con le risorse umane che con la direzione generale, sulla modalità che consentisse di trovare qualcuno che avesse conoscenza ed esperienza e contemporaneamente fosse abbastanza giovane per poter essere testato con reciproca soddisfazione in un ambiente lavorativo, utilizzando le formule contrattuali oggi disponibili. Il tema era sempre lo stesso: un ragazzo laureato, magari in ingegneria informatica, non ha mai meno di 24 o 25 anni; una volta superato il periodo di tirocinio, inizia l’apprendistato, con il rischio concreto, nel caso la persona non si integri al meglio con l’azienda e i suoi processi, di avere una persona che torna sul mercato del lavoro sul filo del rasoio per avere nuove opportunità (il limite di età per attivare un apprendistato professionalizzante è 29 anni).

Abbiamo scelto quindi di costruire autonomamente un percorso di formazione lavorativa che consentisse comunque alla persona ampio spazio per lo studio e la realizzazione personale, perché la regola d’oro è assumere per attitudine e formare per competenze.

Come? Innanzitutto partendo dalla radice: l’alternanza scuola-lavoro. Forti di una relazione primaria con l’ITIS Leonardo da Vinci di Parma e con tutte le altre scuole del territorio, innanzitutto pianifichiamo l’ingresso dei ragazzi durante l’anno in azienda, stimolandoli anche tramite una presenza strutturata e costante agli eventi scolastici e tramite lezioni-spettacolo dove cerchiamo di raccontare il “dietro le quinte” dello sviluppo di una tecnologia, per attrarre talenti. Durante il periodo di alternanza i ragazzi vengono coinvolti in tutte le attività dell’azienda, perché possano anche loro toccare con mano e decidere autonomamente se il nostro lavoro fa al caso loro.

Studio e lavoro, da noi si può

In seguito non più di due ragazzi l’anno vengono avviati a un tirocinio formativo (di 6 mesi non rinnovabile), in cui iniziano a seguire la routine lavorativa aziendale, a frequentare i corsi di formazione presso i fornitori e a lavorare in affiancamento ai tecnici più esperti. La particolarità di questo tirocinio sta nella formulazione di un contratto flessibile a 20 ore, in modo che il tirocinante possa iscriversi all’Università e contemporaneamente lavorare e apprendere il mestiere in azienda. Ovviamente più l’ambito di studio è vicino al lavoro che si svolge, più si crea sinergia tra l’ambito universitario e quello aziendale, incrementando la curva di apprendimento della persona e consentendole di superare più facilmente gli esami e di lavorare meglio in azienda. Inoltre si comincia da subito a vedere se le priorità personali non entrano in conflitto con quelle aziendali, perché portare avanti un percorso di questo tipo significa avere spirito di abnegazione e una forte auto-organizzazione.

Infine viene fatto un percorso di valutazione volto a capire se permettere l’accesso all’apprendistato professionalizzante (contratto di 30 mesi a 20 ore). La persona cui invece non viene rinnovato il contratto viene aiutata in maniera attiva (tramite segnalazioni, lettere di referenza e quanto necessario), qualora lo desideri, a trovare una posizione lavorativa alternativa più attinente alle proprie aspirazioni, perché bisogna sempre insegnare che cambiare lavoro non è un fallimento, ma è un passo in avanti nella ricerca di ciò in cui possiamo essere più utili (ed essere, perché no, più felici). Perché l’apprendistato a 30 mesi, quando potrebbe essere di 36? Perché è un patto tra l’azienda e il collaboratore: viene fornita flessibilità totale per i 3 anni necessari al conseguimento di una laurea triennale, ma non oltre. Ad oggi, dopo due anni, tutte le persone che hanno fatto parte di questo programma sono in pari con gli studi.

Funziona?

Ad oggi possiamo dire di essere particolarmente soddisfatti. Pur essendo il turnover abbastanza elevato (cosa che succede, con ragazzi giovani al primo impiego) ogni persona che collabora con noi ci lascia esperienza per migliorare ancora. L’ideale però sarebbe che questo tipo di sperimentazione si estendesse anche ad altre aziende, per poter avere dei momenti di confronto anche con altri imprenditori che si trovano a dover gestire l’ingresso di nuove persone in azienda. Se quello che avete letto vi sembra interessante e volete saperne di più, contattateci, il Responsabile Risorse Umane di Uniontel è a vostra disposizione!