Dal 1 ottobre 2020 è scattato l’obbligo per le aziende di possedere e dichiarare il proprio domicilio digitale. Il DL Semplificazioni del 16 luglio 2020 nel suo art. 37 è molto chiaro: «tutte le imprese, già costituite in forma societaria, comunichino al registro delle imprese il proprio domicilio digitale, se non hanno già provveduto a tale adempimento» (qui il testo completo del DL 76/2020). Di cosa si tratta nello specifico? Di qualcosa che, in teoria, le aziende (e anche i privati) dovrebbero già possedere: la posta elettronica certificata (o pec).

La pec nei rapporti tra Stato e aziende

Possedere una pec non è certo una novità dell’ultim’ora. L’istituzione della posta elettronica certificata, risalente ormai a 20 anni fa, ha permesso di facilitare la vita di aziende e cittadini. La pec sostituisce in tutto e per tutto una raccomandata cartacea, permettendo di risparmiare carta, denaro e soprattutto tempo e non è più necessario fare file in posta per spedire o ritirare comunicazioni ufficiali. Attraverso la produzione di certificati digitali univoci, infatti, la pec viene “timbrata” come se fosse una lettera permettendo di risalire con certezza sia al momento dell’invio che a quello della ricezione. Questo risparmio ha portato la pubblica amministrazione ha designare la pec come strumento esclusivo per le proprie comunicazioni con le imprese già dal 2013. Di fatto, quindi, si trattava di un obbligo che doveva essere assolto già ben prima del 1 ottobre 2020.

Cosa cambia dal 1 ottobre 2020?

E se la pec era obbligatoria già da tempo, perchè si è ritornati a parlarne questo autunno? Perchè, come spesso succede, il legislatore si è accorto di essere stato troppo poco incisivo. Per tutte le aziende che non fornivano il proprio indirizzo di posta certificata non era prevista alcuna ammenda, ma solo la sospensione dell’invio elettronico delle comunicazioni. In pratica, si ritornava al cartaceo con tutte le conseguenze del caso ma l’imprenditore inadempiente non rischiava nulla. Tutt’al più, qualche cartella esattoriale non recapitata…..

Proprio per questo il DL Semplificazioni in vigore da ieri ha dato un bel giro di vite: ora chi non è in regola rischia la sanzione economica. E neanche lieve, visto che parliamo di cifre che vanno dai 206 euro ai 2.064 per le società e dai 30 euro ai 1.548 per le ditte individuali.

Come correre ai ripari

La pec è un servizio comodo e utile, anche per i privati. Permette, ad esempio, di risparmiare il costo delle raccomandate (e i tempi, come abbiamo già visto) anche per disdire le utenze di telefono o pay tv. Si tratta, però, di un servizio a pagamento. A seconda del provider, la tariffa va dai pochi euro mensili a qualche decina annuali, a seconda del tipo di servizio e di abbonamento sottoscritti. È necessario quindi aggiungere questa voce di costo a quelle dell’azienda e tenere memoria della scadenza annuale/mensile, per non rischiare che la casella si disattivi per mancato rinnovo. L’unico vero “limite” della pec è che è un concetto che esiste solo in Italia, Svizzera e Hong Kong.

Questi sono problemi che non riguardano i clienti Vianova: la pec è un servizio già incluso nell’offerta a partire dai contratti di tipo 1.1 (con singola linea telefonica), senza alcun costo aggiuntivo o scadenza. In caso di più linee, è possibile avere una casella certificata per ognuna. La Pec Vianova può essere nuova, quindi attivata per la prima volta, oppure (in presenza di determinati requisiti tecnici) migrata da un altro gestore.

Se sei cliente Vianova e vuoi attivare le caselle pec incluse nella tua offerta o vuoi migrare la tua casella certificata da un altro gestore, contattaci! Se non sei cliente Vianova…..è necessario dirti cosa devi fare? Ti aspettiamo!