In un periodo di crisi c’è sempre chi ne soffre di più e chi invece ci guadagna in maniera quasi inaspettata. La pandemia che ha investito il mondo e sta per tagliare il suo primo anno di vita ha messo a dura prova l’economia globale. Con una soluzione ancora lontana dall’essere trovata, un po’ tutti hanno dovuto rivedere le proprie abitudini, partendo proprio da quelle essenziali di vita quotidiana finendo all’ambito lavorativo. Le aziende sono state in prima linea da sempre per abbracciare questo cambiamento, con più o meno entusiasmo, in quanto ne andava della loro stessa sopravvivenza. Uno dei settori in cui si è più investito è stato il cloud (ne abbiamo parlato qui).

I dati sono usciti da poco e parlano chiaro: nel 2020 la domanda di servizi in cloud è cresciuta del 21%, un incremento ogni oltre aspettativa. La motivazione di questa crescita è presto spiegata: l’obbligo dello smartworking nei primi mesi dell’anno, ha fatto emergere le lacune delle aziende sul lavoro agile. Dopo aver provveduto a fornire i pc e le vpn, lo scoglio sul quale molti si sono arenati è stato quello di rendere fruibili i dati aziendali in maniera continuativa e fluida anche ai dipendenti non fisicamente in sede. Molte aziende, soprattutto quelle con datacenter non recentissimi e non perfettamente manutenuti, hanno iniziato ad andare in difficoltà. Da qui si è iniziato a fare largo il pensiero di trasferire tutto in cloud, per agevolare tutti e non essere costretti a fermarsi completamente.

Il cloud e le piccole-medie imprese

Sono state soprattutto le piccole e medie imprese ad essere investite da questa nuova necessità. Le grandi, per forza di cose, sono abituate al cloud già da tempo e la contingenza attuale non ha fatto che rafforzare metodologie di lavoro già in precedenza consolidate. Il cloud, per le aziende fortemente dimensionate, è quasi una scelta obbligata. L’essere multisede, l’avere molti dipendenti e molti commerciali che sono costantemente in giro implica necessariamente il doversi strutturare in un certo modo. Ma un’azienda tutto sommato piccola, che vantaggio potrebbe trarre dal trasferire tutto sulla nuvola?

La risposta è semplice: un guadagno tangibile in termini di automazione, velocità, flessibilità, fruibilità e un risparmio notevole di carta e consumabili. L’investimento iniziale può sembrare effettivamente alto, ma viene recuperato abbastanza in fretta con l’azienda che aumenta in efficienza fin dal primo minuto. Sono ancora i numeri a parlare: oltre la metà delle aziende che hanno scoperto il cloud durante il lockdown riconosce che l’apporto dato da questa tecnologia è stato fondamentale per evitare la chiusura totale. Il 18% di queste aziende dichiara che proseguirà su questa strada come scelta ormai obbligata.

Legittime perplessità

Sempre le piccole-medie aziende sono quelle dove si annidano i principali dubbi relativi al mondo del cloud. Il principale, oltre alla diffidenza del dover rivoluzionare completamente mentalità e modo di lavorare, sta nel timore di perdere i propri dati o non poterne possedere una copia fisica. La sicurezza, dunque, rimane al primo posto e questo spinge le aziende a dotarsi comunque di sistemi alternativi interni. Giova ricordare che un buon sistema cloud si deve accompagnare necessariamente a sistemi di sicurezza avanzati che garantiscano l’efficienza e la tranquillità (tipo il firewall), questo fa alzare il livello dell’investimento ma permette anche di dormire sonni tranquilli. L’approfondimento del Corriere delle Comunicazioni è qui.

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