23 ottobre 2001, Cupertino. Steve Jobs presenta al mondo il primo Ipod, un rivoluzionario (come era nel suo stile) oggetto destinato a cambiare per sempre un intero mercato. Un lettore di musica digitale tascabile, dal design ricercato, con un sottilissimo hard disk da 5 gb per ascoltare 12 ore di brani. Disponibile solo nel colore bianco con scocca in policarbonato, veniva venduto con le sue cuffie in abbinato e aveva il display in bianco/nero. La fortuna di Ipod e di tutti i prodotti affini nati negli anni successivi risiede nel cambiamento che fu capace di portare nell’industria musicale. Lo straordinario successo della prima versione diede il via a una serie molto prolifica e redditizia per Apple e causò un profondo cambiamento nel modo di intendere la produzione e la fruizione della musica.

In principio fu Napster

Per comprendere l’impatto della musica digitale negli ultimi 20 anni dobbiamo andare indietro fino al 1999, ovvero alla nascita di Napster. Si trattava di un servizio gratuito che permetteva a chiunque possedesse un archivio di musica digitale di condividerlo con tutti gli utenti della piattaforma. L’unico limite erano le connessioni, anche con la migliore adsl per scaricare un brano di 3 megabyte occorrevano dai 15 ai 20 minuti. Come si convertiva la musica da analogica a digitale? Era sufficiente possederne una copia in supporto fisico, tipo cd, vinili e musicassette. La trasformazione avveniva attraverso dei semplici programmi che in pochi minuti creavano dei file con estensione .mp3 leggibili con appositi riproduttori (se vi diciamo Winamp?) L’operazione era nota come “ripping” e di per sé non era illegale. Possedere un archivio di backup di musica legalmente acquistata era infatti perfettamente lecito. Meno lecito era scambiarselo ed è qui che Napster diventa famosa, ovvero quando le major discografiche cominciano ad accorgersi dei mancati introiti derivati dallo scambio. Le cause legali (celebre la prima, intentata dai Metallica) che seguirono finirono per determinare la morte di Napster nel 2002, era però chiaro che stava iniziando un vero e proprio cambio di mentalità: l’industria discografica doveva adeguarsi o avrebbe finito per soccombere.

La musica del nuovo millennio e Spotify

Nel giro di pochissimo tempo le major cominciano a venire a patti con la nuova realtà e nascono le prime fonti di musica digitale legale. Spinto anche dalle vendite dei lettori come Ipod, il settore letteralmente esplode abbracciando con entusiasmo ciò che prima tentava in tutti i modi di osteggiare. Emblematico è il caso di ITunes: da programma di supporto per Ipod fruibile solo in ambiente Mac a vero e proprio market che vende musica, film, giochi e video. Sulla scia di Itunes sono nati tutta una serie di servizi culminati in Spotify. Il colosso svedese, fondato nel 2008, ha dato una spinta del tutto nuova e per certi versi inaspettata alla musica digitale legale. Le sue carte vincenti sono l’abbonamento Premium molto accessibile, le possibilità di risparmio date dai piani Famiglia, Coppia e Studenti e la libertà di scegliere di non pagare nulla per avere un servizio con veramente poche limitazioni. Spotify e le altre piattaforme di musica streaming hanno reso sostanzialmente inutile la condivisione di file, col risultato che la pirateria è crollata e i ricavi delle major sono tornati col segno + dopo un decennio dove la crisi sembrava inarrestabile.

Microsoft Zune, quando Bill Gates ci provò

Nel giorno del diciannovesimo compleanno di Ipod ricordiamo il suo “rivale” dalla storia talmente peculiare da essere diventata un simbolo di fallimento. Forse non a tutti è familiare il nome Microsoft Zune. Si trattava della risposta di Redmond a Ipod, lanciato nel 2006. Era un lettore di musica con radio FM, possibilità di scambiare dati con i suoi simili attraverso il wi fi e integrazione con XBox. Nei suoi cinque anni di vita (il progetto fu abbandonato nel 2011) Zune vendette talmente poco da non arrivare a vedere i negozi in Europa. Nonostante i proclami, infatti, non venne mai commercializzato fuori dagli Stati Uniti. Oggi conosciamo Zune per le citazioni che si è guadagnato in numerosi film e sitcom americane (come i Simpson e The Big Bang Theory), sempre associato al concetto di impresa andata malissimo.

Lo sfortunato Microsoft Zune