Sono passati esattamente 26 anni da quel 27 ottobre 1994, giorno in cui sul sito statunitense hotwired.com comparve un annuncio molto inusuale: inquadrato in un rettangolo nero, delle lettere colorate chiedevano: “hai mai cliccato con il tuo mouse proprio QUI?” e una freccia indicava la risposta, nell’angolino, lapidaria: “LO FARAI”. Si trattava del primo banner pubblicitario della storia di Internet, che una volta cliccato rimandava ad un adv dell’operatore telefonico AT&T.

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Il primo banner pubblicitario della storia di internet

La campagna ebbe un buon successo: il 44% degli utenti cliccò sul banner e atterrò sulla pagina preparata per l’occasione (una proto versione delle odierne landing pages). Era il primo, piccolo, tenero vagito della pubblicità sulla Rete.

L’advertising online, uno tsunami che ci ha travolti

La Rete, si sa, è un ambiente gratuito per definizione. Soprattutto ai suoi inizi, era veramente difficile imbattersi in richieste di pagamenti, anche perché non esistevano ancora i modi di effettuare transazioni monetarie sicure. Man mano che crescevano e si specializzavano le professioni legate al mondo di Internet, però, ci si trovava nella necessità di fare in modo che le navigazioni degli utenti (che nel frattempo iniziavano a crescere esprimendo numeri importanti) potessero in qualche modo portare a un ritorno economico. Ecco quindi che la pubblicità sbarca ufficialmente su Internet come mezzo per portare, attraverso i clic, del guadagno ai webmaster che gestiscono i siti. Il primo “gigante” ad avvalersi di questo nuovo mezzo è Yahoo che nel 1995 introduce le pubblicità nella sua homepage. I banner subiscono una rapida evoluzione: in pochi anni passano dall’essere discreti, accattivanti, persino utili a trasformarsi in una specie di tsunami che travolge soprattutto gli internauti meno esperti.

Spegnerli è possibile

Tutto accade nei primi anni 2000: il fatturato della pubblicità online cresce a ritmi vertiginosi, grazie anche a regimi fiscali opachi e a leggi ancora impreparate a normare questo nuovo “territorio di caccia”. I banner iniziano letteralmente a invadere le pagine web e gli utenti si attrezzano: nel 2006 nasce Adblock, il più popolare blocker per le pubblicità moleste. Si tratta di un’estensione per browser che rende invisibili le pubblicità. È disponibile anche per smartphone, sia Android che Ios. Se da una parte rappresenta una vera e propria àncora di salvezza dai banner invasivi, dall’altra è anche un ostacolo al guadagno dei gestori di quegli stessi banner. In risposta, i siti si sono attrezzati con dei blocker-detectors che intercettano il blocco e chiedono di rimuoverlo per poter proseguire la navigazione. Se avete un blocker installato cliccate su questo articolo del Corriere che parla proprio del nostro stesso argomento….sarete costretti a disabilitare il blocco pubblicità su Internet per leggere un articolo che parla di pubblicità su Internet. Poetico, vero?

I banner e i loro rischi

I banner pubblicitari possono rappresentare un rischio. Alcuni possono contenere del codice malevolo che interviene una volta che vengono cliccati, infettando la macchina e propagandosi nella rete interna. Riconoscere un banner “farcito” di malware è quasi impossibile ed è sempre valida la raccomandazione di dotare i computer di un buon antivirus e tenerlo sempre aggiornato. Nel caso della navigazione da mobile le insidie possono essere maggiori, perché le pubblicità possono essere meno visibili e, potenzialmente, ancora più dannose. I banner che visualizziamo sui nostri cellulari magari mentre stiamo giocando possono celare quelli che vengono chiamati servizi aggiuntivi a sovrapprezzo. Di che si tratta? Di abbonamenti a sms di contenuto informativo/di intrattenimento che possono costare da pochi centesimi fino a una decina di euro al mese. È sufficiente toccare (anche involontariamente) dei banner a schermo per ritrovarsi abbonati a questi servizi che prelevano soldi dal credito o dall’abbonamento della sim. Per difendersi, è necessario innanzitutto contattare il proprio gestore telefonico e farsi attivare un blocco. Per le somme già prelevate, il gestore può provvedere al rimborso fino a un massimo di tre transazioni. Se ce ne sono altre, dovrete rivalervi su chi eroga il servizio, sempre che riusciate a scoprirlo perché a volte è tutt’altro che facile.

Ah, lo sapete che le sim Welcome Italia vi arrivano con il blocco ai servizi a sovrapprezzo già impostato? Buona navigazione!