Abbiamo molto parlato della possibilità di recuperare, in tutto o in parte, l’ammontare degli investimenti sull’ammodernamento tecnologico effettuati durante l’anno fiscale. Finora recuperare l’investimento tramite lo strumento del credito d’imposta sembrava impossibile. Non tutti infatti hanno fatto in tempo, complice anche la pandemia che ha stravolto le priorità, a programmare le proprie spese e soprattutto ad approfondire il tema. Nella corsa allo smartworking (a proposito: se volete sapere cos’è e come farlo al meglio, potete seguire i nostri suggerimenti), molti hanno acquistato in fretta e furia tutto quello che serviva, dai centralini evoluti a soluzioni in cloud per far collaborare i propri team da remoto. Solo dopo aver ricevuto la fattura hanno scoperto che mancando la dicitura “espresso riferimento come da disposizioni dei commi da 184 a 194”  l’acquisto non poteva rientrare nel credito d’imposta.

In questa frenesia dettata dall’emergenza spesso è venuta meno la lucidità e siamo ora a fine anno a chiudere il bilancio accorgendoci che molti degli acquisti fatti potevano rientrare nel credito d’imposta tradizionale. Questo strumento consente di recuperare il 6% di quanto speso direttamente liquidato tramite F24, ovvero alleggerendo il carico fiscale delle aziende. Proprio quello di cui c’è più bisogno, dato che il 2021 dovrà segnare, anche grazie alle imminenti campagne vaccinali, l’anno della ripresa economica. È quello che tutti si aspettano dopo questo annus horribilis che ha segnato sia le nostre famiglie che le nostre attività lavorative. Non essendosi adeguatamente informati su come usufruire dell’agevolazione, molti imprenditori non hanno potuto accedervi in quanto non hanno richiesto le fatture conformemente a quanto indicato dalla norma.

credito d'imposta

Nuovi aiuti per le aziende

Dal nuovo anno gli strumenti per aiutare le aziende saranno disponibili e saranno molteplici. Si potranno utilizzare i 24 miliardi del fondo Transizione 4.0, che accorciano i tempi di ammortamento dei beni fino addirittura in alcuni casi al recupero nello stesso anno fiscale. I finanziamenti della Nuova Sabatini invece consentono di recuperare gli interessi bancari spesi per finanziare l’innovazione in azienda. E per il 2020? Quel che è stato è stato? Non proprio: ci pensa l’Agenzia delle Entrate a chiarire che anche se manca la corretta dicitura in fattura è sufficiente avere la documentazione idonea a dimostrare l’effettivo sostenimento della spesa e la corretta determinazione dei costi agevolabili. Dato che le circolari ministeriali non costituiscono fonte del diritto, il parere dell’Agenzia delle Entrate è che chi beneficia del credito d’imposta deve avere i documenti recanti l’indicazione corretta della norma, sia per le fatture prodotte in formato cartaceo che per quelle prodotte in formato elettronico.

È quindi possibile produrre una stampa delle fatture apponendo con scritta indelebile la dicitura che ammette il documento al recupero del credito, oppure realizzare un’integrazione elettronica da unire all’originale e conservare insieme allo stesso con le modalità indicate, seppure in tema di inversione contabile. È anche possibile allegare un altro documento alla fattura emessa e veicolata tramite SDI, contenente i dati necessari per l’integrazione sia gli estremi della fattura stessa. Puoi scaricare qui il documento di chiarimento dell’Agenzia delle Entrate, e se hai bisogno, contattaci!