Di cloud ibrido abbiamo già parlato qui: si tratta di una soluzione tra le più sicure e innovative per prestazioni e resilienza. Da una parte si appoggia internamente all’azienda su macchine di proprietà (il cosiddetto corporate cloud), mentre dall’altra gira su strutture di terze parti. In questo modo si crea un cloud “a strati”, in cui le informazioni più delicate hanno gradi di protezione superiori senza rinunciare alla flessibilità e all’efficienza. Caratteristiche che il cloud ha saputo dimostrare di avere soprattutto quest’anno con l’adozione massiva di procedure di smartworking, diminuendo la vulnerabilità dei sistemi e facendo risparmiare alle aziende eventuali costi per fermo e ripristino.

Questo tipo di modello organizzativo non è ancora molto diffuso nel tessuto delle piccole e medie aziende italiane. Queste risultano ancora molto legate a sistemi infrastrutturali di tipo tradizionale e solo da poco stanno iniziando a sperimentare approcci a cloud di mercato, spesso senza conoscerne le varie tipologie. Le aspettative e conoscenze degli strumenti sono fumose e frammentate, complici anche dei consulenti ancora acerbi che iniziano ora a diversificare il loro portafoglio d’offerta.

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Syneto e il PoliMi

Per questo motivo Syneto, partner strategico di Uniontel, da ormai oltre due anni supporta l’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano. È attivo nella ricerca e sviluppo nel campo della tecnologia cloud, sostenendo il PoliMi nella sua mission di costruire modelli sostenibili per guidare la transizione tecnologica nelle PMI italiane. Queste per loro natura sono da una parte estremamente resilienti e agili, ma ricevono un handicap proprio da quello che è il loro miglior pregio: dimensioni ridotte e alta capacità di adattamento. Non risulta spesso possibile per una PMI italiana effettuare ricerca e sviluppo di nuove tecnologie, motivo per cui esistono hub dell’innovazione come il Politecnico che cercano di colmare il gap per guidare le imprese ad affrontare e vincere le sfide del mondo globalizzato.

Gli Osservatori Digital Innovation della School of Management sono nati nel 1999 per educare e promuovere all’innovazione e cultura digitale la classe dirigente del sistema produttivo italiano, studiando le dinamiche delle imprese e della pubblica amministrazione. Collaborando attivamente con i 40 osservatori di ricerca si rende sempre più sicuro, performante e abbordabile il cloud ibrido che finora era appannaggio, per costi e complessità, solo di aziende molto strutturate e con budget di spesa importanti. Da un po’ di tempo a questa parte non è più così ed è possibile accedere a una tecnologia di alto profilo a costi più che ragionevoli. Questo avvantaggia le aziende di dimensioni e capacità di spesa contenute che possono non sentirsi più discriminate rispetto a quelle più grandi ed economicamente competitive in termini di tecnologie per la sicurezza.

Certo, il cloud in generale e soprattutto il cloud ibrido sono strumenti adottati da aziende e imprese capaci di pensare nel medio e lungo termine. Si tratta anche di una leva strategica su cui pianificare la propria crescita e la protezione del vero valore di ogni realtà economica, ovvero il dato e la sua consistenza. Il mercato sta maturando e la penetrazione della tecnologia aumenta con ancora ampi spazi per gli imprenditori lungimiranti. Adottandola come leva competitiva nei confronti della concorrenza si migliora la qualità delle informazioni trasmesse e la fluidità dei processi organizzativi e decisionali aziendali. Tutto ciò viene veicolato tramite un’infrastruttura che coniuga flessibilità e resistenza, trasformandosi e crescendo al ritmo dell’impresa che ne adotta la soluzione.

La ricerca sul cloud ibrido e l’importanza della formazione

Secondo la ricerca condotta dall’Osservatorio Cloud Transformation è emerso che i principali ostacoli all’adozione del cloud e del cloud ibrido sono la difficoltà di implementare in una visione strategica di medio-lungo periodo il cloud, probabilmente per mancata comprensione dei vantaggi strategici e operativi che esso offre. Mancano inoltre le competenze, sia di cosa siano il cloud e il cloud ibrido e dei loro vantaggi, che delle capacità per utilizzarli al meglio. Questo potrebbe risolversi tramite la formazione del personale e dei collaboratori già in forze all’impresa, consapevoli della difficoltà di reperire sul mercato risorse già formate all’utilizzo della tecnologia che sta prendendo piede proprio in questo periodo.

Per questo anche Uniontel si sta muovendo grazie ai centri territoriali universitari, come il Tecnopolo di Parma per iniziare a contribuire alla digital transformation delle aziende. Non siamo solo un fornitore affidabile di tecnologia ma intendiamo aiutare la crescita della consapevolezza delle imprese e dei territori all’approccio di tecnologie come il cloud e il cloud ibrido. Del resto la nostra mission è insieme per comunicare, ovvero fornire ogni mezzo necessario alle imprese per migliorarne i sistemi di comunicazione telefonica e informatica e aiutarle quindi a sostenere la loro crescita e il loro sviluppo.