La nanotecnologia, che magia!

Sembra fantascienza ma è realtà. Alcuni ricercatori di MIT di Boston sono riusciti a rendere gli spinaci in grado di identificare i composti nitroaromatici, utilizzati per la costruzione di mine antiuomo, grazie alla nanotecnologia al carbonio. E non è finita qui: sulle foglie sono presenti sensori in grado di generare segnali di fluorescenza che possono essere letti da una telecamera a infrarossi. Quest’ultima, collegata a un computer, genera delle email che comunicano agli scienziati la posizione delle bombe nel terreno. Le radici degli spinaci (estese per un raggio di circa un metro) prelevano dei campioni di sostanze dal terreno, li trasportano alle foglie che a loro volta comunicano con le telecamere.

Lo studio originale pubblicato su Nature Materials, a firma del Dr Michael Strano (nomen omen) si intitola “Rivelamento nitroaromatico e comunicazione infrarossi da piante selvatiche adoperando nanobionica vegetale” risale al 2016, ma solo recentemente è diventato di dominio pubblico. Una delle possibili implicazioni è quella di avere una nuova generazione di piante che non solo riconoscano gli esplosivi, ma siano anche in grado di rivelare l’ossido di azoto, e quindi tenere monitorato l’inquinamento ambientale.

Il problema degli esplosivi nel sottosuolo non è affatto secondario.  Solo negli Stati Uniti si stimano circa mezzo milione di tonnellate di munizioni ed esplosivi ancora stoccati in vecchie basi militari, che potrebbero contaminare suolo e falde acquifere. Le nanotecnologie potrebbero quindi essere adoperate per risolvere una questione davvero spinosa.

spinaci nanotecnologia

Quello che possiamo imparare dagli spinaci

Una storia incredibile che coniuga strumenti ancora poco conosciuti dal grande pubblico (la nanotecnologia e la sua applicazione) e le email, che fanno parte del nostro quotidiano non sempre con risvolti positivi. Non sono solo gli spinaci a voler comunicare con noi, ma più frequentemente persone che non hanno buone intenzioni: si va dal “semplice” spam, che ha la sgradevole caratteristica di farci perdere tempo, fino agli attacchi veri e propri. Le conseguenze vanno dal furto di credenziali bancarie fino alla criptazione totale dei nostri dati aziendali.

Per questo è necessario proteggersi con una sicurezza stratificata, che consenta, anche in caso di smartworking, di mantenere protette le vostre comunicazioni. L’approccio stratificato prevede la sicurezza delle reti e dei server tramite sistemi UTM (Unified Threat Management) e antivirus per server, gestione degli endpoint tramite protezione degli stessi, del cloud (se presente) e criptazione dei dati, gestione dei dispositivi mobili (cui non pensa mai nessuno). A fianco di questa triade fondamentale, è sempre consigliato affiancare forme di controllo come il web filtering, la criptazione dei dati in passaggio e il backup dei dati.

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