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Rete cablata, istruzioni per l’uso

Prima o poi arriva il momento di doverci pensare: può essere un trasloco di ufficio, l’allestimento di nuovi locali, una ristrutturazione o semplicemente la sistemazione della postazione casalinga per lo smartworking. È qui che emerge il dilemma: è meglio una rete cablata o una rete wireless? Parliamo di rete quando mettiamo in piedi un sistema che permette a più dispositivi di essere connessi tra di loro e/o alla stessa fonte. In ufficio, la rete permette ai pc di essere connessi a dei sistemi centralizzati come ad esempio il server, il gestionale in cloud, eccetera. Quando si deve realizzare o ristrutturare una rete, arriva il momento di dover sceglierne la tipologia. Siamo qui per consigliarvi la scelta migliore per il vostro lavoro con una miniguida in due puntate, iniziando della rete cablata.

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Il gruppo di continuità, seconda parte: potenza e consigli

Eccoci alla seconda parte del nostro viaggio nel mondo dei gruppi di continuità. Ci siamo resi conto che le cose da sapere per fare un acquisto oculato di questo tipo di apparecchi sono davvero tante che un solo articolo non bastava! È molto facile acquistare un gruppo che non va bene per le proprie esigenze: può essere sottodimensionato oppure troppo potente, oppure collegato e configurato in maniera non corretta. Spesso sono cose di cui ci si accorge quando la frittata è già stata fatta, ovvero quando gli apparecchi che non dovevano assolutamente essere spenti……si sono spenti.

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UPS (gruppo di continuità): cos’è e come sceglierlo

L’UPS o gruppo di continuità è un oggetto spesso trascurato nelle reti dei nostri luoghi di lavoro, siano uffici o luoghi di produzione. Spesso non sappiamo a cosa serve, com’è fatto e dove è posizionato. Il gruppo di continuità è quasi sempre l’ultima difesa dalle anomalie sull’alimentazione elettrica (sbalzi di corrente, blackout o scariche di fulmini). Gli impianti telefonici e informatici su cui investiamo decine se non centinaia di migliaia di euro contengono i dati aziendali e ci permettono di svolgere il nostro lavoro quotidiano. Si tratta del bene primario da difendere per preservare la continuità aziendale.

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Quanto costa un fermo sistema alla tua azienda?

Molto spesso un imprenditore ha una visione piuttosto fumosa dei propri costi aziendali: se è molto attento alle finanze avrà già implementato modelli di controllo di gestione, ma ci sono delle eventualità quasi impossibili da determinare. Ad esempio, è difficile quantificare quanto costa un fermo sistema per un guasto sistemi o per un attacco informatico. Con il link in fondo all’articolo oggi vi forniamo un metodo facile per poterlo calcolare. La prima cosa che chiunque guarda, quando riceve un’offerta per il proprio sistema informatico, è la cifra in basso a destra. Non preoccupatevi, lo fanno tutti! Fa infatti parte del dna di ogni imprenditore valutare subito i costi (immediati) rispetto ai benefici (spesso a medio-lungo termine). Proviamo quindi a cambiare punto di vista: quanto costa NON avere un sistema iperconvergente?

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La VPN per lavorare da remoto: tipologie, vantaggi e insidie

Abbiamo già parlato di VPN qui in questo blog  quando a causa del lockdown e dell’adozione massiccia del lavoro a distanza è stato necessario collegare in maniera sicura e veloce milioni di lavoratori impossibilitati a recarsi in ufficio. VPN significa virtual private network, in pratica una sorta di “autostrada privata”che collega noi alla rete centrale dove sono conservati i dati aziendali senza limiti geografici. Proprio grazie ai protocolli di tunneling, i flussi informativi tra noi e i dati sono criptati, e quindi al riparo da occhi indiscreti. Se attivare una VPN è diventata una necessità, è fondamentale anche verificare la presenza dei corretti protocolli di sicurezza.

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Cloud Ibrido: l’osservatorio del Politecnico di Milano

Di cloud ibrido abbiamo già parlato qui: si tratta di una soluzione tra le più sicure e innovative per prestazioni e resilienza. Da una parte si appoggia internamente all’azienda su macchine di proprietà (il cosiddetto corporate cloud), mentre dall’altra gira su strutture di terze parti. In questo modo si crea un cloud “a strati”, in cui le informazioni più delicate hanno gradi di protezione superiori senza rinunciare alla flessibilità e all’efficienza. Caratteristiche che il cloud ha saputo dimostrare di avere soprattutto quest’anno con l’adozione massiva di procedure di smartworking, diminuendo la vulnerabilità dei sistemi e facendo risparmiare alle aziende eventuali costi per fermo e ripristino.

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Ho Mobile, data breach che preoccupa

I clienti Ho Mobile hanno trovato un bel regalo sotto l’albero di Natale. Le notizie che si stanno rincorrendo in queste ore, se confermate, sarebbero gravissime: l‘MVNO di proprietà di Vodafone avrebbe subito un consistente data breach, con le informazioni personali dei propri clienti in vendita sul dark web. Il condizionale è d’obbligo perché finora il gestore ha negato tutto, ma ha avviato un’indagine interna. Si potrebbe trattare del primo data breach subìto da un operatore di telefonia. La cosa suona molto grave prima di tutto perché riguarda qualcosa che letteralmente tutti abbiamo nelle nostre tasche e poi perché va a sfatare un mito ormai consolidato, ovvero che le compagnie telefoniche siano in grado più di altre realtà di avere cura dei dati dei propri clienti. Se siete clienti Ho e non sapete cosa fare, vi aiutiamo noi!

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I cyberattacchi alle PMI, quanto ci costano!

In Italia le PMI sono 148.531 (definizione Commissione Europea, fonte Salesforce). Parliamo quindi di una forza economica che rappresenta il 24% della generazione di ricchezza del Paese occupando oltre 4 milioni di persone, con un giro di affari di 886 miliardi di euro, pari al 12.6% del PIL. Dal 2017 le PMI hanno recuperato livelli di redditività elevati continuando a rafforzare gli indici di stabilità finanziaria, diventando decisamente più solide rispetto a un decennio fa quando la grande crisi del 2008 causò una vera e propria morìa di imprese in Italia (qui trovi il rapporto Cerved 2018). Nonostante un 2020 piuttosto duro non solo sul piano sanitario ma anche su quello economico, lo scenario è quello di aziende solide e pronte ad affrontare le sfide del futuro e buoni investimenti. Se però c’è molta attenzione alla solidità del business e del patrimonio, molta meno cura viene riservata alla protezione dei dati, vero patrimonio di ogni azienda. Ecco quindi che i cyberattacchi trovano terreno fertile e prospero.

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Credito d’imposta anche se non indicato in fattura, le novità

Abbiamo molto parlato della possibilità di recuperare, in tutto o in parte, l’ammontare degli investimenti sull’ammodernamento tecnologico effettuati durante l’anno fiscale. Finora recuperare l’investimento tramite lo strumento del credito d’imposta sembrava impossibile. Non tutti infatti hanno fatto in tempo, complice anche la pandemia che ha stravolto le priorità, a programmare le proprie spese e soprattutto ad approfondire il tema. Nella corsa allo smartworking (a proposito: se volete sapere cos’è e come farlo al meglio, potete seguire i nostri suggerimenti), molti hanno acquistato in fretta e furia tutto quello che serviva, dai centralini evoluti a soluzioni in cloud per far collaborare i propri team da remoto. Solo dopo aver ricevuto la fattura hanno scoperto che mancando la dicitura “espresso riferimento come da disposizioni dei commi da 184 a 194”  l’acquisto non poteva rientrare nel credito d’imposta.

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Feature phone, tra nostalgia e necessità

Ce li ricordiamo tutti: sono i cellulari “vecchia scuola”, dal design ormai vintage, con la tastiera fisica, lo schermo piccolo e le funzioni di base. Hanno un nome, si chiamano “feature phone” e, un po’ a sorpresa, risultano ancora nel 2020 vendutissimi. Non si tratta di soli nostalgici o appassionati di modernariato, né di convinti negazionisti della tecnologia. I feature phone coprono una fetta di mercato molto precisa che ancora adesso non può accedere ai modernissimi smartphone che abbiamo nelle nostre tasche. Andavano fortissimo negli anni ’90: non facevano tanto oltre che mandare sms e ricevere/effettuare telefonate, ma a noi sembravano già oggetti avveniristici. La batteria durava settimane (spesso perché il nostro numero ce l’aveva solo nostra madre), ci sentivamo grandi businessman solo avendoli tra le mani.

Rievocare i nomi dei modelli più venduti ora ci trascina in un vortice di nostalgia: Nokia 3310, Motorola StarTac, Ericsson T21, Alcatel One Touch, Panasonic GD90. Complici delle campagne pubblicitarie martellanti, erano il massimo della tecnologia che la maggior parte di noi poteva permettersi. Ora, sono dei buffi ricordi di “come eravamo”, di quante ore abbiamo passato vagando per la casa alla ricerca del segnale, delle notti insonni aspettando un sms. Si chiamavano telefonini, ora sono feature phone.

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