Addio all'app Immuni, storia di un fallimento italiano

Annunciata da roboanti squilli di tromba e da una campagna di comunicazione con pochi uguali nella storia recente d'Italia, l'app Immuni si appresta ad esalare l'ultimo respiro. Il 31 dicembre 2022 sarà infatti il suo ultimo giorno di vita, dopodichè verrà ufficialmente dismessa.

Con questo scarno comunicato stampa il Ministero della Salute ha annunciato che l'applicazione di contact tracing che avrebbe dovuto essere determinante nella lotta contro il Covid 19 sta per salutare definitivamente gli store digitali e gli (ancora pochi) smartphone dove sopravviveva installata. Un progetto mai decollato e visto sempre con diffidenza fin dalla sua nascita, come avevamo a suo tempo scritto in questo articolo.

Come funzionava Immuni

Il suo funzionamento era, sulla carta, molto semplice: installata sullo smartphone (col bluetooth attivato), generava stringhe di codici alfanumerici che scambiava costantemente con le altre app Immuni con cui si trovava nelle vicinanze. Alla presenza di un positivo al Covid, si generava un alert sugli smartphone vicini che avvertiva dell'avvenuto contatto. Chi riceveva l'alert poteva quindi andare a fare un tampone e verificare l'eventuale contagio. Come si identificava il positivo? L'informazione veniva caricata dall'impiegato ASL che riceveva l'esito del tampone quando partiva l'iter di quarantena. Tra le varie piattaforme e certificati da compilare, c'era anche il database nazionale dell'app Immuni.

Le spese sostenute dallo Stato per la sua creazione e mantenimento furono ingenti: parliamo di una cifra che si aggira intorno al 300 mila euro solo per realizzazione e "servizi di assistenza", escluse quindi le spese di pubblicità e piani di comunicazione. La verità chiara già all'indomani del lancio fu però che Immuni non sarebbe mai decollata. Troppi dubbi: dal funzionamento di base al trattamento dei dati per la privacy, l'app si è attirata da subito le antipatie di una larga fetta della popolazione che non l'ha mai installata. Chi invece aveva deciso di darle fiducia si era dovuto scontrare con due ordini di problemi. Da una parte le notifiche di positività che non arrivavano (dal momento che non tutte le Regioni avevano dotato le ASL di accesso al database) e dall'altra il battery drain degli smartphone, soprattutto i meno nuovi.

Il flop e il pensionamento

Per tentare un rilancio dell'app, Immuni venne aggiornata per funzionare come "portafoglio" virtuale dei Green Pass. Senza ulterori azioni, codici o login, ogni aggiornamento della certificazione vaccinale veniva automaticamente e immediatamente recepito dall'app. Ritrovare e mostrare il qr code risultava quindi più facile e comodo (per chi non voleva portarsi dietro il cartaceo) rispetto all'app IO che richiede l'accesso con lo SPID o rispetto ad altre app di terze parti che richiedevano dati sensibili.

Il numero di download però calava inesorabilmente e questo rendeva ancora più inutile un sistema di tracciamento già debolissimo. Il colpo di grazia è stato dato dall'allentamento delle restrizioni e dalla possibilità, da parte dei pazienti, di gestire in autonomia le quarantene e le comunicazioni di positività con i tamponi fai da te. Se da una parte questo ha decongestionato un sistema sanitario finito vittima della sua stessa burocrazia, dall'altro ha fatto saltare definitivamente il sogno di un tracciamento metodico e organico dei contatti in ottica di prevenzione.

Per questo è stato deciso che il 31 dicembre 2022 sarà l'ultimo giorno di vita dell'app Immuni, dopodichè sparirà dagli store e non verrà più aggiornata nè manutenuta. Non riceverà gli aggornamenti neanche relativamente ai Green Pass, per cui le uniche modalità per consultare i documenti reali e aggiornati resteranno il Fascicolo Sanitario Elettronico e l'app IO.

Se l'avete ancora installata (e magari ve ne siete pure dimenticati), sappiate quindi che potete serenamente procedere a cestinarla.

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