Domini web come fonte di ricchezza per interi stati: Tuvalu e gli altri

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(articolo di Ida Giannattasio, pubblicato su La Gazzetta del Pubblicitario il 23 febbraio 2023)

Il dominio (o nome di dominio), è una nomenclatura associata a un indirizzo IP fisico su Internet. Corrisponde al nome univoco che compare dopo il simbolo @ negli indirizzi email e dopo www. negli indirizzi web. Avevamo già parlato dei domini e di come funzionano in questo articolo.

Escludendo alcuni nomi “sponsored”, come per esempio i domini .fly che vengono tendenzialmente concessi solo alla compagnie aeree o alle agenzie di viaggio, tutti gli altri TDL, (acronimo di Top-Level Domain, ovvero, i suffissi dei domini che si trovano dopo il punto), sono disponibili per l’acquisto da parte di qualsiasi utente del web. Il tutto fa capo a un organo preposto a monitorare il sistema dei nomi di dominio, l’ ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), un’organizzazione no-profit che amministra l’assegnazione di indirizzi IP e nomi. Nel corso degli anni tutti gli indirizzi e nomi, creati in maniera unica e non replicabile, sono stati registrati in database gestiti da società denominate Registry, che affidano la vendita dei sottodomini ad aziende chiamate invece Registrar.

Il business dei domini

Il numero di registrazioni dei nomi di dominio continua quindi a crescere anno dopo anno. La spinta verso la digitalizzazione, la specializzazione di certe industrie e servizi di nicchia, nonché l’emergere di nuovi mercati in tutto il mondo, hanno fatto sì che la domanda avesse un incremento talmente forte negli ultimi anni, da creare attorno ad essi un vero e proprio business.

Solo nel 2022, stando ai dati del Global Domain Report, sono stati registrati circa 364,4 milioni di domini in tutto il mondo, un trend che, seppur ormai a rilento comparato con i primi anni della pandemia, è in continua crescita.

Si stima infatti che la Cina, seconda potenza economica mondiale, raggiungerà una dimensione di mercato di 107,9 milioni di nomi di dominio registrati entro il 2027, seguita da Giappone e Canada.

In Europa invece è la Germania a detenere il primato, nonostante, sempre nel 2022, l’Italia abbia visto ben 475.768 nuovi domini registrati con il proprio TLD (.it).

La compravendita dei domini “usati”

Il trend del “domain hacking” , che sfrutta le estensioni dei domini per unire insieme due parole al fine di ottenere una frase (come examp.le), unito alla nascita di nuove aziende che vogliono riscattare il proprio nome per utilizzarlo come indirizzo online, ha dato impulso a un mercato basato sulla compravendita dei domini che, stando ad OpenSRS (compagnia appartenente a Tucows, uno dei più grandi registrar al mondo) muove centinaia di migliaia di dollari ogni anno.

Chiunque può acquistare e rivendere il proprio dominio online e, per farsi un’idea del valore di mercato di un nome di dominio, è possibile utilizzare piattaforme come Namebio, che indicano i prezzi di vendita analizzando domini simili a quello da stimare.  

Per la vendita vera e propria esistono diverse modalità: la più banale, è quella di mettere un annuncio sulla homepage del dominio stesso in modo che gli interessati possano rivolgersi direttamente ai proprietari. Siti più generici come eBay offrono invece spazi di vendita come si farebbe con un qualsiasi altro tipo di prodotto, mentre piattaforme dedicate come Sedo o Flippa mettono a disposizione marketplace su cui poter offrire o comprare domini di ogni genere.

I domini possono anche essere venduti all’asta: questo genere di venditori include soprattutto investitori e aziende che non hanno più bisogno del dominio o anche  investitori di domini in scadenza.

Un dominio fortunato

In questa cornice, i domini di primo livello nazionali, rappresentano il livello più alto nella gerarchia del Domain Name System, (sistema dei nomi di dominio) e ogni paese ha il diritto di determinare le proprie linee guida per l’assegnazione del suo dominio.
Se quindi per registrare un dominio francese è necessario che il proprietario del dominio, o la sua azienda, abbiano residenza in Francia o in Italia, che si risieda in uno stato dell’Unione Europea, molti tra gli stati più piccoli, o poveri, hanno approfittato di queste regole per lucrare sulla vendita dei propri TLD: è il caso dello stato del Tuvalu.

Situata a metà strada tra le Hawaii e l’Australia, Tuvalu è una catena di atolli e isole coralline. Con una popolazione di circa 11.000 abitanti e una superficie quadrata di circa 26 Km quadrati. Neanche il turismo (2.000 visitatori all’anno) riesce a rappresentare una fonte di guadagno per questo remoto paese dove l’economia è molto limitata e le esportazioni sono scarse e riguardano principalmente il commercio di polpa di cocco essiccata, la pesca e l’emissione di francobolli per i collezionisti. Tuttavia il governo tuvaluano oggigiorno riceve 10 milioni di euro all’anno per non fare nulla!

Gran parte della fortuna dell’arcipelago infatti, deriva dalla licenza del dominio internet che gli fu assegnato negli anni Novanta dall’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni, la quale stabilì, per tutti i Paesi nel mondo, una stringa di caratteri da inserire alla fine dei loro indirizzi web.  Se quindi l’Italia, ad esempio, ottenne il dominio “.it”, Tuvalu ottenne il dominio “.tv”.

Fu il destino quindi a volere che la micronazione polinesiana ricevesse un dominio che si è rivelato piuttosto utile, essendo l’abbreviazione universale di “televisione”e, per questo motivo, il Paese ha deciso di capitalizzarlo. Il dominio di Tuvalu è così diventato una delle risorse più preziose dell’isola: grazie alla crescente popolarità del live streaming, Tuvalu guadagna circa un dodicesimo del suo PIL grazie alla licenza del dominio venduta a giganti tecnologici come la piattaforma di streaming Twitch e altri 458.168 siti web.

Per monetizzare il dominio .tv, il governo di Tuvalu ha dovuto negoziare una serie di accordi che consentono alle aziende straniere di commercializzare il dominio di primo livello per uso commerciale. In base all’accordo firmato con Verisign (che è essenzialmente un grossista di nomi di dominio). La piccola nazione di Tuvalu riceve circa 10 milioni di euro all’anno dalla licenza del dominio .tv: una vera fortuna per una piccola nazione con un PIL di poco superiore ai 60 miliardi di dollari.

Non solo Tuvalu: il caso di Montenegro

Come Tuvalu, anche altri stati hanno trovato fortuna nel detenere un nome di dominio ambito.

Per una fortunata coincidenza, infatti, anche l’abbreviazione identificativa del Montenegro, che su internet è .me, ha scatenato l’interesse di chi, con fantasia, desidera accaparrarsi indirizzi di valore irresistibile come “love.me” o “show.me”.

Ad oggi, sono stati registrati oltre 350 mila siti con indirizzo .me, un dato che trasforma il piccolo Montenegro nel proprietario del dominio con la crescita più sostenuta nella storia del Web in quanto, tale dominio, fu assegnato allo stato solo nel Maggio del 2006.

I domini più costosi al mondo

Inutile quindi stupirsi se attorno ai nomi di dominio, in questi ultimi anni, si sia creato un business tale da portare una nazione a stimare, tra le proprie entrate, un flusso di denaro consistente proveniente proprio dalle royalty legate alla compra-vendita di questi particolari indirizzi.
In un mondo fondato sempre più esclusivamente sulla economia digitale, i nomi di dominio sono dotati di fortissimo impatto commerciale, tanto da essere paragonabili, come importanza, ai marchi di impresa al punto che, per accaparrarseli, le aziende sono disposte a sborsare miliardi.
Per fare alcuni esempi, stando ad OpenSRS, al primo posto tra i domini più costosi al mondo troviamo business.com, acquistato nel 2007 da uno dei più grandi distributori di “pagine gialle” degli USA, fallita poi due anni dopo e attualmente di proprietà di  BuyerZone.com LLC.

Nella top 3 troviamo anche anche VEGAS.com acquistato nel 2005 da un’agenzia di viaggi focalizzata sulla città di Las Vegas per la modica cifra di 90 milioni di dollari.
Anche se, ad aver fatto molto parlare di sé durante il decennio scorso, fu una azienda californiana di nome QuinStreet , che acquistò contemporaneamente 3 grandi nomi nel mondo delle assicurazioni tra cui il più costoso carinsurance.com, aggiudicatoselo per quasi 50 milioni di dollari, sbaragliando così la concorrenza nel campo delle assicurazioni auto.

Come la febbre dell’oro, le nuove tendenze in campo della comunicazione, dell’arte e l’avvento del metaverso, hanno destato l’interesse di chi spera di fare fortuna acquistando, come i bagarini ai concerti, grandi quantità di domini web al fine di rivenderli.

(articolo originale a questo link)

Pubblicato il:
24/6/2024

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