Temu: grandi affari o rischio per dati e privacy? Proviamo a fare chiarezza

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Nei giorni scorsi si è parlato moltissimo di Temu, una app cinese attraverso la quale si accede a un e-commerce ultrafornito dai prezzi veramente concorrenziali. Dopo il suo sbarco in Italia e la massiccia campagna di promozione a colpi Google Adsense acceso a tutto motore, l'utenza si è divisa: da una parte gli entusiasti, che sono subito corsi a fare shopping compulsivo, dall'altra gli scettici che hanno lanciato un allarme circa la sicurezza dei dati che l'app inevitabilmente raccoglie per funzionare. Chi ha ragione?

Cos'è Temu

Temu è un e-commerce cinese molto simile ad altri già presenti in Italia da diverso tempo, come Aliexpress, Wish e Lightinthebox. Il funzionamento, a grandi linee, è lo stesso per tutti. Si tratta di portali in cui è possibile trovare ogni genere di prodotto, dall'oggettistica per la casa, all'abbigliamento e accessori, al makeup, articoli per animali, articoli da ufficio, eccetera, tutto a prezzi ridicoli. Immaginate insomma un grande megastore cinese come quelli che ormai siamo abituati a vedere nelle nostre città trasportato online e con l'assortimento moltiplicato per mille.

Questo tipo di siti riscontra da sempre un grande successo specie tra i giovani per i prezzi estremamente bassi: una cover per smartphone, ad esempio, può costare anche 0,99 centesimi o pochi euro, una t-shirt 5 euro, una borsa una decina di euro o anche meno. Insomma, con una spesa veramente minima si possono portare a casa carrelli anche importanti. Ma poi la roba arriva? Generalmente si e qualora non dovesse in genere questi siti hanno delle politiche di rimborso abbastanza trasparenti e agevoli. Fanno poche storie, insomma, se il pacco dovesse perdersi. Il motivo è molto semplice: quasi tutto arriva direttamente dalla Cina e questo vuol dire tempi lunghi (a volte anche uno-due mesi) e difficoltà nei resi. Molto meglio i rimborsi, anche perchè, ricordiamolo, i prezzi sono irrisori.

Un altro motivo di successo è l'assortimento. Su questi siti si trova veramente di tutto, anche cose molto particolari o difficilmente reperibili da noi. Oltre a questi aspetti pratici, la popolarità di questo tipo di siti è anche dovuta a una particolare politica di pubblicità: si sponsorizzano moltissimo sui social e tramite Google Adsense, col risultato che quando qualcuno cerca un qualsiasi prodotto online, i primissimi risultati di ricerca spesso sono questi portali e puntualmente vediamo poi spuntare la pubblicità nei nostri feed Instagram o Facebook.

Temu non è altro che l'ennesimo e-shop di questo tipo, arrivato in Italia a maggio 2023 e salutato con grandissimo entusiasmo. La differenza principale con gli altri sono i tempi di consegna, dal momento che Temu promette di far avere la merce entro dieci giorni, e la politica dei resi che sembra più semplice di quella dei concorrenti. Cos'ha di veramente speciale? Probabilmente nulla, a parte il consistente investimento pubblicitario che vede quest'app onnipresente nei banner pubblicitari, sempre ai primi posti nelle ricerche e ossessivamente occhieggiante sui social, molto più delle concorrenti dirette. Questo articolo de La Gazzetta del Pubblicitario spiega nei minimi dettagli le tecniche di marketing di Temu.

Perchè potrebbe essere un problema

Perchè ne parliamo anche noi? Finora, Temu potrebbe sembrare un'app come tante altre, magari con un budget dedicato alla pubblicità più alto di altre e quindi più visibile. Oltretutto, con tutta la visibilità che danno gli influencer (cosa che i concorrenti non hanno avuto, semplicemente perchè sono arrivati prima che gli influencer esistessero come esistono oggi), ci sta che sia così popolare. Invece, uno studio negli Stati Uniti (che dopo la Cina è il primo mercato mondiale di Temu) ha sollevato dubbi e allarmi circa il trattamento dei dati che Temu fa e i conseguenti rischi per la privacy e la cybersicurezza.

Cosa c'è di vero? Innanzitutto, diciamo che le affermazioni dello studio americano sono da prendere un po' con le pinze proprio perchè è americano. Tra America e Cina non corre buon sangue da tempo, il conflitto Russia - Ucraina (con la Cina a prendere apertamente le parti di Putin) ha inasprito ulteriormente i rapporti già tesi dai tempi dell'affaire Google - Huawei. Non stupisce che un paper dai toni allarmistici sia stato diffuso prendendo di mira un'app prodotta proprio in Cina quando magari, per quanto ne possiamo sapere, ce ne sono di americane che si comportano allo stesso modo.

Cosa fa Temu che non dovrebbe fare? Raccoglie dati, tanti, forse troppi. I ricercatori americani hanno osservato che l'app di Temu è in grado di bypassare le impostazioni di privacy decise dall'utente e accedere a posizione, fotocamera, screenshot, documenti salvati nel telefono, elenco dei contatti e altro. Le autorizzazioni richieste sono ben 24, nulla in confronto alle 83 di Pinduoduo, un'app simile prodotta dalla stessa azienda proprietaria di Temu che è stata rimossa dagli store per la troppa invasività.

Perchè tutta questa raccolta dati sarebbe preoccupante? Gli americani danno questa spiegazione: dal momento che per offrire prezzi così vantaggiosi e attrattivi Temu perde circa 30 dollari su ogni ordine effettuato, cercare di monetizzare sull'enorme mole di dati personali raccolti sarebbe un modo per recuperare quello che è "costretta" a lasciare a terra col normale commercio. Oppure potrebbe essere obbligata, in base alla normativa vigente in Cina, a condividere in qualche modo questi dati con il Governo.

Il problema è che, a parte le questioni strettamente tecniche, si tratta di affermazioni non provate e non provabili, quindi pura speculazione. Ad ogni modo, il presidente dell'Unionte Nazionale Consumatori Massimiliano Dona ha chiesto un intervento al Garante della Privacy di intervenire per fare chiarezza sulla questione. Potete leggere il comunicato qui e questo è il video che Dona ha pubblicato su Instagram:

In conclusione, Temu è affidabile?

Dal punto di vista tecnico, non ci sono prove certe che non lo sia.

Dal punto di vista commerciale, i prodotti che vende sono di bassa qualità e spesso mancanti dei marchi che attestano la loro commerciabilità in Europa. Questo vuol dire che non sono controllati e non possono essere considerati sicuri e questo ci deve far tenere alta l'attenzione, specie se parliamo di prodotti destinati ai bambini oppure che vanno a contatto con la pelle (abbigliamento o cosmetici). Acquistiamo solo se siamo disposti ad essere consapevoli e a tenere conto di questo.

Pubblicato il:
6/6/2024

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