Google Cemetery: i progetti di Big G che non ce l'hanno fatta

Google Cemetery, tutto quello che non è più o non è mai stato

Siamo un po' tutti abituati a pensare a Google come a un'entità infallibile, che non sbaglia un colpo. Un colosso che anticipa i trend, dai guadagni stellari, un esempio da seguire. No, non sempre è così. A parte essere l'incubo dei poveri SEO specialist costretti a incredibili acrobazie linguistiche per incastrarsi nei suoi imperscrutabili algoritmi, Google ha anche lasciato dietro di sé una lunga scia di vittime, progetti avviati (o comprati) e poi immolati sull'altare del progresso. Molti sono effettivamente oscuri, altri invece sono stati autentici scippi dalla vita degli utenti. Vi facciamo da guida nel Google Cemetery. Ve ne abbiamo accennato quando abbiamo parlato dei fail tecnologici più clamorosi. Nell'elenco degli scivoloni tech avevamo incluso i Google Glasses, un prodotto super avveniristico ritirato ancor prima di essere comparso alla vendita. Non è però assolutamente l'unica idea di Google finita in niente. Sapete quanti sono i prodotti "uccisi" dal mostro di Mountain View? Al momento in cui scriviamo, 166. Il numero preciso, così come le lapidi dedicate puntualmente ad ogni vittima, è tenuto da Google Cemetery, un sito (visitatelo qui) che tiene vivo il ricordo di tutto quello che poteva essere e non è più (o non è mai stato). Un altro elenco meno colorato e più essenziale è killedbygoogle.com. Non solo Google Plus (ad oggi forse il defunto più famoso), abbiamo scelto alcune morti eccellenti per un breve viaggio nell'archeologia informatica.

Non solo Android: Nexus e Project Ara

Dire Google e dire Android è la stessa cosa. Il sistema operativo mobile più diffuso al mondo (si parla di presenza su oltre l'80% dei dispositivi attualmente in circolazione) è un progetto Google. Gli ingegneri della G non si sono però limitati a dare un cuore ai nostri smartphone, hanno anche provato più volte a dargli un "corpo". Parliamo di Nexus, la prima serie di terminali totalmente made in Google nata nel 2010 e morta nel 2016. Si trattava di un progetto che ogni anno coinvolgeva un produttore diverso, chiamato a "interpretare" la filosofia Google con un telefono low cost ma dalle prestazioni molto superiori ai pari gamma. La prerogativa dei Nexus era quella di essere tra i pochi telefoni (per un certo periodo gli unici) a montare quello che veniva chiamato Android puro, ovvero l'esatta versione del sistema operativo così come uscita dai laboratori Google, senza alcuna modifica o personalizzazione. Questo permetteva all'utente esperto un'infinità di possibilità in termini di modifiche, non c'erano limiti alla fantasia. I Nexus, inoltre, godevano di straordinaria longevità in quanto gli aggiornamenti erano gestiti direttamente da Google e il fatto che fossero privi di bloatware (tutte quelle app inutili preinstallate dai produttori che appesantiscono ram e rom) li rendeva capaci di recepire per molto tempo. Fino al Nexus 4, l'Italia era esclusa dalla commercializzazione di questi telefoni per cui si potevano possedere solo di importazione o con servizi che permettevano una sorta di acquisto per conto terzi. Questo li rendeva "esclusivi", nonostante i loro prezzi fossero del tutto abbordabili.  L'idea Nexus termina la sua corsa nel 2016, sostituita da Pixel.

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Il Nexus 4 prodotto da LG e uscito nel 2013. Considerato dagli appassionati uno dei terminali più belli mai prodotti

Diverso il caso di Project Ara che occupa un posto di rilievo nel Google Cemetery. Come dice il nome, è un progetto rimasto tale e mai concretizzato, di cui esistono solo alcuni prototipi di lavorazione. Si tratta di uno smartphone modulare che l'utente avrebbe potuto "costruirsi" a piacimento, acquistando e assemblando i moduli di suo interesse. Nato nel 2014, è stato ufficialmente "sospeso" nel 2016. Le voci di una possibile ripresa del progetto ritornano ogni tanto come l'araba fenice, ma il momento della concretezza sembra ancora lontano. Peccato, perché il giocattolino ci sarebbe stato bene tra le mani di Ethan Hunt di Mission Impossible.

La messaggistica istantanea, una bestia nera

Quello della messaggistica istantanea sembra essere un cruccio in Google, tanto da provare molte volte a tenere in piedi un servizio del genere finendo poi per affollare il Cemetery di lapidi. In principio fu Google Talk (o GTalk) , un'applicazione che doveva funzionare come una sorta di Messenger, una chat istantanea tra utenti. Nata nel 2005, visse fino al 2017, anno in cui fu ufficialmente sostituita da Hangouts. Hangouts fu ancora meno fortunata di GTalk, dal momento che venne lanciata nel 2013 e dismessa nel 2019. Ma non è finita qui, perché c'era anche Allo, un'altra applicazione di messaggistica pubblicizzata spingendo sulla privacy che garantiva attraverso varie features interessanti (crittografia, autodistruzione dei messaggi e altro). Allo nasce nel 2016 e muore nel 2019. Usate Telegram e non pensateci più.

Panoramio, quando Maps era più allegro

Panoramio era un contenitore di foto geolocalizzate. Caricando una foto sul portale, il sistema automaticamente applicava all'immagine un'etichetta che la localizzava nel luogo in cui era stata scattata, permettendo veri e propri giri del mondo virtuali costituiti dagli scatti degli utenti. Nato come sito amatoriale nel 2005, fu occasione di nascita di una folta community di appassionati di viaggi e fotografie generando dei numeri che in breve attirarono l'attenzione di Big G. Google comprò Panoramio nel 2007 e lo implementò in Maps e Earth, sfruttando le foto caricate per migliorare le mappe. Prima di Street View, era possibile vedere il luogo cercato sulla mappa attraverso le foto di Panoramio proposte in base alle coordinate geografiche ricercate. Fu proprio l'accuratezza e l'immediatezza di Street View a rendere obsoleto Panoramio, che chiuse nel 2016.A fare le spese della concentrazione delle risorse su Photo fu invece Picasa. Picasa era un servizio di sharing di immagini nato nel 2002, comprato da Google nel 2004 e spento nel 2016 con un solo mese di preavviso.

Clips non scatta più

Nell'ambito dei prodotti fisici venduti da Google sui suoi store ufficiali, non sappiamo quanti ricorderanno Clips. Si trattava di una mini fotocamera indossabile, una specie di Go Pro governata dall'intelligenza artificiale. La particolarità di Clips risiedeva nel software che decideva autonomamente il momento dello scatto perfetto ed effettuava in automatico una post produzione. Naufragò quando gli acquirenti si resero conto che questo software che in teoria doveva selezionare le immagini migliori in realtà non funzionava affatto, perché produceva una grossa quantità di foto che poi andavano comunque scremate manualmente. Lanciata nel 2017, sparì dagli scaffali virtuali nel 2019. Decisamente un epic fail.

google clips
La mini fotocamera Clips

IGoogle, la homepage intelligente

Un'altra lapide eccellente di Google Cemetery è quella di IGoogle (2005-2013). Il concetto partiva dal presupposto che Google è la homepage standard impostata dalla stragrande maggioranza degli utenti. Perché allora non dare la possibilità di personalizzarla? Tramite IGoogle era possibile cambiare il tema grafico e organizzare la propria homepage a piacimento arricchendola di funzioni: proprio come una scrivania virtuale, poteva contenere orologio e calendario, l'anteprima delle mail in arrivo, vari newsfeed, un'area note, gli aggiornamenti meteo e tanto altro.

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Una homepage customizzata iGoogle

Adesso sono tantissimi i portali che offrono questo tipo di servizio, ma la marcia in più di IGoogle era la sua totale personalizzazione e la presenza di centinaia di gadget: dall'oroscopo al proverbio del giorno, dalle ricette alle barzellette. Il servizio diventò inutile quando social networks e app varie lo resero obsoleto.

Cosa ci insegna Google Cemetery?

La morale di Google Cemetery è molto semplice. Accanto ai prodotti comprati con il solo scopo di chiuderli, per sottrarli alla concorrenza (ci sono anche quelli), ci sono tutte quelle idee annunciate con un certo coraggio ma poi abbandonate quando rivelatesi infruttuose. Il merito di Google è stato (ed è tuttora) quello di credere nelle novità e nell'innovazione, anche perdendoci dei soldi, ma comunque percorrendo la strada della ricerca dell'innovazione. Non sempre i sentieri si sono trasformati in autostrade, a volte si è trattato di vicoli ciechi, ma va dato atto della volontà di rischiare. Google è stata pioniera nell'innovare come lo è stata, in alcuni casi, nel fallire. Un ambito in cui noi tutti abbiamo solo da imparare.

Pubblicato il:
24/5/2021
9/11/2022

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